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Viaggio nelle aziende che selezionano personale promettendo carriere veloci e lauti guadagni

Hanno nomi accattivanti, a volte incomprensibili e si occupano di reclutare dipendenti da inserire in società multinazionali per ampliare il loro giro d’affari promettendo a chi cerca lavoro una carriera rapida e  guadagno molto elevato. Sono le aziende “in forte espansione” che cercano personale soprattutto sui canali web, per assumere receptionist front o/e back office, segretarie, responsabili delle risorse umane. E chi risponde all’annuncio si trova spesso di fronte ad un colloquio di selezione, in cui i contorni del lavoro che viene richiesto non sono ancora ben chiari. Fino a quando, poco più tardi, magari il giorno stesso, si riceve la telefonata e ci si sente dire che si è stati selezionati tra decine e decine di candidati e si fissa un primo appuntamento con il direttore. L’incontro si tiene in un ufficio anonimo, privo di targhe identificative alla porta e in una stanza altrettanto anonima il futuro datore di lavoro descrive in modo accattivante la realtà aziendale, dove si inizia da zero, senza sapere come si fa a vendere, perché alla formazione penseranno loro. Perché prima di diventare receptionist, segretaria, addetto/a alle human resource, si deve fare gavetta, ossia fissare appuntamenti telefonici per vendere quello che l’azienda propone. Nella maggior parte dei casi elettrodomestici costosi, niente di più. Per di più chi viene assunto deve anche sobbarcarsi l’onere di portare clienti di sua conoscenza alla società, mettendo a disposizione nominativi di propri parenti e amici, gli unici probabilmente disposti ad aiutare il neoassunto a mettersi in carreggiata comprandogli l’elettrodomestico costoso (e forse inutile), e iniziare così il suo percorso di venditore prima telefonico poi porta a porta, che ha come obiettivo quello di fissare in un mese almeno 60 appuntamenti. Che vuol dire almeno 15 alla settimana, per ottenere il fisso mensile di 1000 euro al mese più i bonus di 100 euro per ogni contratto  di vendita in più. E di questi 60 almeno 15 sul totale devono andare a buon fine, con la  vendita del prodotto. Raggiunto l’obiettivo si diventa Team Leader e si può decidere se stare al back office e occuparsi della parte amministrativa, al front office a interfacciarsi con la clientela o alle risorse umane, selezionando il personale, finendo così dall’altra parte della scrivania, quando l’azienda decide di dare il via a queste campagne di selezione di figure professionali in cui non solo di fatto non viene offerto alcun impiego ma anzi la si deve aiutare a procacciarsi clienti, per sperare di avanzare di livello. Ed essere forse risucchiati in un vortice di pressioni per aumentare sempre di più le vendite, pena il licenziamento in tronco, perché non c’è tempo da perdere, il tempo è denaro. Un contesto surreale, già descritto nel film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì del 2008 che dopo quasi dieci anni è ancora di drammatica attualità in un mondo del lavoro in cui tante incognite rimangono, anche nel post crisi. Eppure alcuni ce la fanno anche qui, a dimostrazione che spesso la determinazione spesso vince le sfide più improbabili, i contesti lavorativi dai profili incerti, l’orizzonte precario che si configura inevitabilmente con un impiego di questo tipo. “Sono qui da sei mesi e finora è andata bene – racconta Veronica, 23 anni, diploma di ragioneria e il progetto di andarsene in Belgio insieme al fidanzato se dovesse essere lasciata a casa –  ho iniziato come venditrice, poi sono avanzata di livello arrivando in tre mesi alla consulenza e ora sono segretaria di direzione, assisto la responsabile delle risorse umane ai colloqui di lavoro. Guadagno 1.500 euro al mese più i bonus, spesso mi offrono cene e viaggi, non è male. Il problema è che non ci sono certezze”. Per fare questo lavoro, continua, ho rifiutato altri contratti, come cassiera o commessa, perché “offrivano 600 euro al mese e a tempo determinato. Per guadagnare così poco non basta che siano disponibili a pagarmi i contributi, è una somma così bassa che non vale la pena. Preferisco guadagnare di più e mettere da parte qualcosa per quando non sarò più giovane”.