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Il Governo e l’eterno corporativismo (amorale)

Per chi avesse avuto qualche difficoltà a seguire gli ultimi sviluppi delle manovre economiche del Governo giallo-verde, ecco un (parziale) riassunto dei provvedimenti delle ultime settimane, incluso il maxi-emendamento alla manovra finanziaria:

  • i titolari di stabilimenti balneari sono stati (ancora una volta) esclusi dall’applicazione della direttiva Bolkestein (quella che prevede che le concessioni pubbliche vengano messe a gara): potranno cioè tenersi per altri 15 anni i pezzi di spiaggia su cui operano. Poi fra tre lustri si riparlerà di gare (sempre che il Governo in carica in quel momento non decida ulteriori proroghe, s’intende). La decisione potrebbe portare l’Unione Europea ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia e infliggerle una multa da 1,5 miliardi di euro (ovviamente a carico delle finanze pubbliche).
  • Altre multe da pagare (da parte dei contribuenti tutti) potrebbero arrivare a causa dell’annosa questione delle quote latte (qui un riassunto dell’intera vicenda); l’Italia -principalmente “grazie” all’azione della Lega e in particolare di Zaia e altri big- non ha mai riscosso le multe nei confronti di chi ha ecceduto la quota di produzione, e l’Unione Europea considera questo atteggiamento un aiuto di Stato.
  • E’ saltata anche la liberalizzazione degli Ncc -i noleggiatori con conducente- che al termine del servizio dovranno tornare nelle città in cui è stata rilasciata l’autorizzazione. Per la gioia dei tassisti soprattutto romani, che alle telecamere dei vari TG si lamentavano della presenza di autisti con licenze rilasciate “in Calabria o in Sicilia”. 
  • La soglia di spesa entro cui i sindaci potranno affidare lavori senza gara d’appalto è stata innalzata da 40.000 a 150.00€. Le conseguenze sul piano della corruzione e del clientelismo sono facili da immaginare, ma chi fosse debole d’immaginazione può farsi un’idea leggendo questo articolo.
  • Nascosto tra le righe (scritte in sanscrito leguleio) del maxi-emendamento c’è un bel condono fiscale, che secondo i più maliziosi potrebbe portare grossi benefici anche a qualche parente di illustri esponenti pentastellati. Un “saldo & stralcio” senza tetto massimo di debito stralciabile.

Cinque indizi (e nanche gli unici) che costituiscono una prova del fatto che il corporativismo, in questo Paese, è duro a morire, e che ogni tentativo di rimuovere privilegi e rendite di posizione si scontra col fatto che le numerose corporazioni, anche magari odiandosi tra loro, sommate insieme costituiscono pur sempre la maggioranza dell’elettorato.

Corporativismo “amorale”, nell’accezione banfieldiana del termine; gl’interessi della conventicola, del gruppo sociale o del sindacato d’appartenenza debbono avere la precedenza su quelli collettivi, semplicemente perché così fan tutti, e la democrazia consiste nella possibilità di mandare qualcuno in Parlamento a difendere i nostri personali e privati interessi di bottega.

Una mentalità di cui gli attuali governanti pro tempore si sono fatti portavoce supremi, ma che -come ha esaustivamente spiegato Michele Boldrin in una serie di articoli– è condivisa dalla stragrande maggioranza degli elettori, compresi quelli che, alle ultime elezioni, non hanno votato M5S o Lega. Non è un caso che anche i partiti attualmente all’opposizione hanno fatto, quando hanno governato, scelte identiche.

Spiega Boldrin:

(…) per la stragrande maggioranza degli italiani lo schema interpretativo con cui si valutano le scelte politico-sociali è quello della contrapposizione fra una elite signorile/esclusiva/invidiata/remota/arbitraria/ladra/corrotta/incapace/elargitrice ed un popolo onesto e lavoratore, ma bisognoso (di elargizioni). Il rapporto del “popolo” con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; finché questi arrivano le rimostranze verso l’elite medesima vengono mantenute nell’ambito privato, mentre in quello pubblico si favorisce quel membro dell’elite che massimizza la speranza individuale di prebende per se stessi e la piccola comunità con cui ci si identifica (paese, associazione professionale, parocchia, famiglia). Quando praticamente tutti i membri dell’elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di chiunque prometta favori, garanzie e prebende.

Una visione del mondo che ha riflessi anche in economia:

siamo di fronte ad una concezione signorile e medievale dell’attività economica. La quale (…) va gestita dal “signore” del contado in modo tale da favorire questo o quel gruppo d’interesse a lui vicino e per redistribuire proventi dagli uni agli altri garantendosi che una parte dei medesimi si fermi nelle sue tasche [sotto forma di voto più o meno “di scambio” n.d.r.]

Volendosela cavare con una battuta, si potrebbe commentare che non è solo l’economia la materia in cui alcuni esponenti del Governo sembrano mostrare affinità col Medioevo.

Battute a parte, ciò che vale la pena ribadire qui è un concetto semplice ma decisivo: il lobbysmo deleterio non è solo quello dei grandi o grandissimi gruppi di interesse che stazionano -anche fisicamente- attorno ai palazzi del potere di Bruxelles. Le logiche particolaristiche sono un ostacolo al progresso collettivo, anche quando a portarle avanti sono associazioni di categoria “piccole e belle”.

L’articolo Il Governo e l’eterno corporativismo (amorale) sembra essere il primo su Partito Pirata Italiano | Sito ufficiale.

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Il Governo e l’eterno corporativismo (amorale)

Per chi avesse avuto qualche difficoltà a seguire gli ultimi sviluppi delle manovre economiche del Governo giallo-verde, ecco un (parziale) riassunto dei provvedimenti delle ultime settimane, incluso il maxi-emendamento alla manovra finanziaria:

  • i titolari di stabilimenti balneari sono stati (ancora una volta) esclusi dall’applicazione della direttiva Bolkestein (quella che prevede che le concessioni pubbliche vengano messe a gara): potranno cioè tenersi per altri 15 anni i pezzi di spiaggia su cui operano. Poi fra tre lustri si riparlerà di gare (sempre che il Governo in carica in quel momento non decida ulteriori proroghe, s’intende). La decisione potrebbe portare l’Unione Europea ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia e infliggerle una multa da 1,5 miliardi di euro (ovviamente a carico delle finanze pubbliche).
  • Altre multe da pagare (da parte dei contribuenti tutti) potrebbero arrivare a causa dell’annosa questione delle quote latte (qui un riassunto dell’intera vicenda); l’Italia -principalmente “grazie” all’azione della Lega e in particolare di Zaia e altri big- non ha mai riscosso le multe nei confronti di chi ha ecceduto la quota di produzione, e l’Unione Europea considera questo atteggiamento un aiuto di Stato.
  • E’ saltata anche la liberalizzazione degli Ncc -i noleggiatori con conducente- che al termine del servizio dovranno tornare nelle città in cui è stata rilasciata l’autorizzazione. Per la gioia dei tassisti soprattutto romani, che alle telecamere dei vari TG si lamentavano della presenza di autisti con licenze rilasciate “in Calabria o in Sicilia”. 
  • La soglia di spesa entro cui i sindaci potranno affidare lavori senza gara d’appalto è stata innalzata da 40.000 a 150.00€. Le conseguenze sul piano della corruzione e del clientelismo sono facili da immaginare, ma chi fosse debole d’immaginazione può farsi un’idea leggendo questo articolo.
  • Nascosto tra le righe (scritte in sanscrito leguleio) del maxi-emendamento c’è un bel condono fiscale, che secondo i più maliziosi potrebbe portare grossi benefici anche a qualche parente di illustri esponenti pentastellati. Un “saldo & stralcio” senza tetto massimo di debito stralciabile.

Cinque indizi (e nanche gli unici) che costituiscono una prova del fatto che il corporativismo, in questo Paese, è duro a morire, e che ogni tentativo di rimuovere privilegi e rendite di posizione si scontra col fatto che le numerose corporazioni, anche magari odiandosi tra loro, sommate insieme costituiscono pur sempre la maggioranza dell’elettorato.

Corporativismo “amorale”, nell’accezione banfieldiana del termine; gl’interessi della conventicola, del gruppo sociale o del sindacato d’appartenenza debbono avere la precedenza su quelli collettivi, semplicemente perché così fan tutti, e la democrazia consiste nella possibilità di mandare qualcuno in Parlamento a difendere i nostri personali e privati interessi di bottega.

Una mentalità di cui gli attuali governanti pro tempore si sono fatti portavoce supremi, ma che -come ha esaustivamente spiegato Michele Boldrin in una serie di articoli– è condivisa dalla stragrande maggioranza degli elettori, compresi quelli che, alle ultime elezioni, non hanno votato M5S o Lega. Non è un caso che anche i partiti attualmente all’opposizione hanno fatto, quando hanno governato, scelte identiche.

Spiega Boldrin:

(…) per la stragrande maggioranza degli italiani lo schema interpretativo con cui si valutano le scelte politico-sociali è quello della contrapposizione fra una elite signorile/esclusiva/invidiata/remota/arbitraria/ladra/corrotta/incapace/elargitrice ed un popolo onesto e lavoratore, ma bisognoso (di elargizioni). Il rapporto del “popolo” con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; finché questi arrivano le rimostranze verso l’elite medesima vengono mantenute nell’ambito privato, mentre in quello pubblico si favorisce quel membro dell’elite che massimizza la speranza individuale di prebende per se stessi e la piccola comunità con cui ci si identifica (paese, associazione professionale, parocchia, famiglia). Quando praticamente tutti i membri dell’elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di chiunque prometta favori, garanzie e prebende.

Una visione del mondo che ha riflessi anche in economia:

siamo di fronte ad una concezione signorile e medievale dell’attività economica. La quale (…) va gestita dal “signore” del contado in modo tale da favorire questo o quel gruppo d’interesse a lui vicino e per redistribuire proventi dagli uni agli altri garantendosi che una parte dei medesimi si fermi nelle sue tasche [sotto forma di voto più o meno “di scambio” n.d.r.]

Volendosela cavare con una battuta, si potrebbe commentare che non è solo l’economia la materia in cui alcuni esponenti del Governo sembrano mostrare affinità col Medioevo.

Battute a parte, ciò che vale la pena ribadire qui è un concetto semplice ma decisivo: il lobbysmo deleterio non è solo quello dei grandi o grandissimi gruppi di interesse che stazionano -anche fisicamente- attorno ai palazzi del potere di Bruxelles. Le logiche particolaristiche sono un ostacolo al progresso collettivo, anche quando a portarle avanti sono associazioni di categoria “piccole e belle”.

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