Pubblicato nel 1900, questo romanzo narra le vicende della famiglia Raymondi, ricchi possidenti piemontesi. All’inizio l’unico rappresentante della famiglia è il capitano Raimondo Raymondi, che allarga la cerchia sposando la giovane Martina, ragazza di umili origini, da cui ha un figlio: Emanuele.

La tranquilla vita familiare è turbata dall’arrivo di Pippone, che conquista la fiducia del capitano, diventa amministratore dei suoi beni e intreccia una torbida relazione con Martina. Avido e senza scrupoli, Pippone causa la morte del capitano e si arricchisce alle spalle dei Raymondi. Dopo gli sconquassi causati dai suoi intrighi, Martina ed Emanuele riescono a riprendersi ed a ridare alla casa Raymondi almeno una parte del suo antico splendore.
Nella prefazione l’Autore sintetizza le sue teorie letterarie, mostrando il suo distacco dal positivismo e l’avvicinamento ad un idealismo cristiano.

Sinossi a cura di Catia Righi

Dall’incipit del libro:

— Vengono! – gridavano i ragazzi, correndo a frotte verso la svolta di via Torino.
— Eccoli! Eccoli!
Il rullo del tamburo, che a mala pena vinceva il brusìo della folla, si fece tutt’a un tratto più rapido e più sonoro: un colpo di gran cassa, e di schianto la banda intonò una marcia fragorosa.
Precedeva la banda una comitiva di contadini, giovani in maggior parte, che portavano ciascuno un’alabarda cosparsa di borchie lucide, e colla punta ornata di nastri svolazzanti; strumento di morte diventato, nel migliorar dei tempi, innocuo ornamento di festa popolare.
Capo della comitiva era un signore vestito di nero, di bella statura, di aspetto marziale, che portava l’ampia bandiera della Confraternita di San Rocco, patrono del borgo: il capitano Raimondo Raymondi, priore, o, come in Vergara si dice, abate della festa di quel giorno. A’ fianchi di lui venivano le priore, due fanciulle del popolo, agghindate, infronzolate, coronate di fiori come dee silvestri.
Erano le portatrici della “Carità”. Consisteva questa in due panoni tondi, sui quali erano piantati alcuni ramoscelli di mirto, raccolti e legati in vetta a mo’ di cono e sormontati da un pennacchio rosso. Dalla legatura scendevano alla libera nastri multicolori, che coprivano le foglie del mirto e davano alla cupoletta un garbo, sto per dire una grazia tale da appagare l’occhio del più fino spettatore.

Scarica gratis: Casa Raymondi di Bernardo Chiara.