di Isotype. 30 novembre 2009
Deproduction, a Denver-based video production company, and Civic Pixel, an open-source web development group, have joined forces to become the Open Media Foundation. The two groups were previously affiliated through Denver Open Media where they taught local communities media production tools, producing unique and engaging content in the process.
The Open Media Foundation picks up where these two groups left off, focusing upon services (video production, website creation, and graphic packages), education, and accessible tools. One of OMF’s most engaging aspects is the scalability of their mission. Nearly all of the content they produce is either CC-licensed or open-source, allowing it to be adopted easily and legally elsewhere. In January, Access San Francisco will become the 8th station to adopt the open source tools OMF developed as part of the Knight NewsChallenge. Similarly, through support from the Google Summer of Code program, the OMF made major improvements to CC support in Drupal.
To learn more about Open Media Foundation, check out this introductory video at their site – we interviewed Tony Shawcross, then Executive Director at Deproduction, back in January.

di Isotype. 30 novembre 2009
Deproduction, a Denver-based video production company, and Civic Pixel, an open-source web development group, have joined forces to become the Open Media Foundation. The two groups were previously affiliated through Denver Open Media where they taught local communities media production tools, producing unique and engaging content in the process.
The Open Media Foundation picks up where these two groups left off, focusing upon services (video production, website creation, and graphic packages), education, and accessible tools. One of OMF’s most engaging aspects is the scalability of their mission. Nearly all of the content they produce is either CC-licensed or open-source, allowing it to be adopted easily and legally elsewhere. In January, Access San Francisco will become the 8th station to adopt the open source tools OMF developed as part of the Knight NewsChallenge. Similarly, through support from the Google Summer of Code program, the OMF made major improvements to CC support in Drupal.
To learn more about Open Media Foundation, check out this introductory video at their site – we interviewed Tony Shawcross, then Executive Director at Deproduction, back in January.

di Pagina Tre. 30 novembre 2009
Tredici storie su di lui. Tredici storie sull’oscuro signore e i suoi discepoli. Tredici storie sull’essere dai mille volti. Vi sono temi universali come l’amore, l’odio, la morte, su cui tutti hanno un’opinione, su cui tutti hanno un proprio pensiero, una propria idea… i demoni e gli angeli sono fra questi temi universali. Ed ecco allora che nasce un’antologia di racconti dedicata a loro. Un’antologia fatta di storie diverse legate a immagini e credenze diverse. C’è il demone della tradizione medievale, legato ad oscuri rituali e antiche maledizioni e quello che è presente in ogni uomo sotto le spoglie della brama di vendetta; c’è il demone che nasce da terre lontane (Giappone, Cina, altipiani dell’Africa) e quello che si manifesta in una notte senza luna; c’è il demone stanco del suo ruolo e desideroso di essere ammesso in paradiso e ci sono anche gli angeli, angeli pasticcioni e angeli furbi…
Tante storie fra l’horror e il noir, fra l’umoristico e il cinico per esorcizzare paure e antiche credenze. Tante voci di grandi scrittori (veri e propri maestri del genere) e giovani autori emergenti che faranno presto parlare di sé.
Bloody Hell. Storie di demoni e angeli caduti a cura di Igor De Amicis e Mauro Smocovich (Edizioni Demian, 2009 — collana Diapason a cura di Chiara Bertazzoni) pp. 152, 2009, Euro 12.00 — ISBN 978-88-95396-11-8
Il volume contiene racconti di Andrea Angiolino, Danilo Arona, Cristiano Brignola, Igor De Amicis, Stefano Di Marino, Arturo Fabra, Gabriele Falcioni, Francesca Garello, Carlo Lucarelli, Angelo Marenzana, Alessandro Morbidelli, Sacha Rosel, Mauro Smocovich, Ismaele Vicentini (in grassetto i membri del laboratorio creativo “Carboneria Letteraria”).
di Pagina Tre. 30 novembre 2009
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
Il romanzo, che è del 1928, porta questa dedica: “A Eleonora Duse/ che del suo genio e del suo amore/ in tutta la sua vita di esilii/ fece a se stessa alterne/ una luce di lampada/ una luce di rogo. L’idillio amoroso con la Duse era terminato nel 1904; qualche anno prima, il 1900, il poeta si era ispirato a lei nel romanzo “Il fuoco”.
Devo ringraziare il prof. Giorgio Bárberi Squarotti che mi consigliò di prendere in mano questo romanzo, che considera tra i più belli di D’Annunzio.
Sin dalle prime pagine si respira un’aria insolita, infatti, prudente, compassata, rivolta all’indagine e alla riflessione. Le parole sono sapientemente misurate, le frasi trasmettono le emozioni con la serenità di una scrittura consapevole della sua forza. La vasta cultura dell’autore vi è diligentemente distillata, tale da far corpo con la narrazione: “L’anima in me è alta, sollevata da una specie di delirio stellare.”
Egli attende la visita di un lontano compagno di scuola, Dario (così lo ricorda: “pallore quasi diafano, labbra arcuate, occhi grigi senza cigli, scarsi sopraccigli, mento robusto, gote scarne, capelli fini e lisci, sopra un’alta fronte solcata di vene cerulee”), che ha vissuto in Inghilterra per molti anni ed ora ritorna in Italia perché gravemente malato di tisi. Fu il “compagno diletto”. Teme però quella visita che sicuramente lo condurrà a rievocare gli anni dell’adolescenza: “Crepuscolo dell’adolescenza, pieno di musiche soffocate e di pensieri impigliati nelle vene inestricabili, come parlerò io di te?”
E infatti, il solo saperlo in arrivo, suscita in lui i primi ricordi e i primi bilanci: “La sorte ha voluto che io provassi la dolcezza dell’amicizia assai prima che quella dell’amore. Perciò m’è rimasto per tutta la vita questo rammarico insieme con quest’attesa. Di poi non ho mai conosciuto un sentimento più fresco e più franco di quello che mi riempiva il cuore quando, al rullo serale del tamburo indicante la fine delle tre lunghe ore di studio, mi levavo dalla mia tavola mentre Dario si levava dalla sua e andavamo l’uno incontro all’altro, fra il brutale clamore dei compagni, con un sorriso silenzioso, guardandoci negli occhi un poco abbagliati e stanchi dal lume della lucerna che troppo spesso faceva moccolaia.”
È, dunque, la storia di un’amicizia, così come “Solus ad solam” sarà la storia di un grande amore: “non ho mai dimenticato quel momento della nostra amicizia; che ora, nella memoria, mi splende d’una inesplicabile bellezza.”
Come toscano sono stato felicissimo di rinvenire nel romanzo parole che ho incontrato nella mia fanciullezza, come ad esempio: palanche, che sta per soldi; oppure bazza che sta per mento, o doventano che sta per diventano, per fare solo qualche esempio. La scrittura conserva, forse grazie proprio a queste parole vulgate, una freschezza cosparsa di profumi. Va annotato qualcosa di più: certe parole antiche, cadute in disuso (sentiere, vanita, addarsene, ninfolo, bastardigia, dormentorio, increscimento, carnovale, perlagione, capellatura, nudrita, candellieri, obiurgazioni, barbugliare, bisantina, orliquia, capegli, covertata, Inghilesi, affloscita, rimprocci, colmigno, oriuolo, bevero, ammansarono, perdimenti, e così via) cadono nel romanzo come gocce d’oro, tanta è la naturalezza con le quali l’autore sa collocarle nella scrittura. È una delle qualità rilevanti dell’opera. Raro trovarle così sapientemente usate e disposte presso i contemporanei. I suoi studi liceali a Prato (“scolare della Cicogna”), in terra di Toscana, devono aver contribuito quasi certamente a maturare una tale sapienza: “la provvidenza di mio padre mi vietava la barbara terra d’Abruzzi finché non mi fossi intoscanito incorruttibilmente.” Del resto, uno dei suoi libri più amati e che custodiva gelosamente era la rarissima Grammatica del Padre Salvadore Corticelli: “Regole ed Osservazioni della Lingua toscana, ridotte a metodo per uso del seminario di Bologna”, del 1745.
Tornando alla natura del romanzo, o meglio: ai segreti ed intimi motivi della sua ispirazione, occorre annotare che, circa le apprensioni che D’Annunzio prova alla vigilia dell’incontro con l’amico malato, egli scrive: “E fu la prima volta che mi si rivelò in confuso quel terrore della lesione improvvisa, che in certe epoche della mia vita m’ha poi così crudelmente incalzato.” Anch’egli soffrirà, infatti, nel 1916 la perdita di un occhio a causa di un atterraggio di fortuna. Aveva trascurato la ferita e questa si era infine infettata. Una tale straordinaria sensibilità e la stessa malinconia dei sentimenti che preludono all’accoglienza dell’amico, credo debbano qualcosa anche a questa dolorosa esperienza. Entrambi sono mutati; dopo vent’anni s’incontrano non più giovani, e nemmeno più integri, segnati dalla sventura: “vorrei enumerare le lesioni del tempo, esagerarle, apparirgli come un uomo esausto su cui sia sospesa la minaccia, ridiventargli compagno anche nella miseria e nella passione.” Ecco, dunque, che le gioie del passato, i ricordi dell’adolescenza, allorché era tutto un fiorire di speranze e di sogni, si ergono nel tentativo di proteggere quel poco di resistenza che rimane: “Or dietro quella tanta parte di noi sembrano andare due giovinetti a braccio, simili ai due che un giorno camminavano lungo le gore brune della campagna pratese.”
Allorché Dario giunge, e lo ha fatto accomodare su un divano “presso la finestra”, nota: “Il volto è pur sempre quello, ma riscolpito dalla disperazione in una materia più trasparente.” Più avanti scriverà: “Gli occhi di Dario si velano d’una lacrima che sùbito sgorga, non avendo la palpebra cigli a trattenerla.” Attraverso Dario e attraverso i ricordi evocati insieme con lui, D’Annunzio sta percorrendo in realtà i sentieri più nascosti della sua anima: “Non esiste la vita che fu, non esiste la vita che i polsi misurano; ma qualcosa intorno a noi vige, che nessuno mai espresse, che nessuno esprimerà mai.” Sono riflessioni tormentate, a volte sembrano scontrarsi con altre, come questa, rispetto alla precedente: “Soltanto il passato e il futuro esistono; e il presente non è se non un levame per cui l’uno e l’altro fermentano. E v’ha un pianto d’uomo, ove si stempra più dolore che non ve ne infonda il piangente.” Dario è uno specchio (“un tremendo specchio dalla larva di un’amicizia estinta”) nel quale cerca di ritrovare e di riconoscere la propria intimità sofferente: “Gli occhi tuttavia non hanno cigli, come quelli del Bonaparte, ma sembrano pieni d’una inquietudine continua e di non so che spavento fisso.”; “Non sapevo più leggere nelle apparenze; e avevo un inquieto bisogno di leggere dentro di me, nel più profondo di me. Qualcosa di grave m’era avvenuto nel più profondo, qualcosa che mi valeva come la rivelazione della mia natura vera, della mia vera sorte.”
Prato, la città degli studi di D’Annunzio, ne esce esaltata dentro una cornice di rarefatte coloriture, intinte nella melanconia dell’autore: “Odo i battiti del mio cuore, odo i colpi sordi della mia ansia e del mio sgomento.” Il Carnevale (“carnovale”) e la suggestione del Duomo si mescolano in una composizione di altissima qualità: “Sul canto della piazza del Duomo, il vento era tanto rude che disperse anche la mia storia e ogni meraviglia. Salimmo al vecchio albergo del Contrucci, e ci mettemmo a una finestra per veder passare il corteo di Berlingaccio. Su la piazza ventosa l’aria era così tersa che ci pareva di poter prendere per mano un de’ putti del pergamo e condurre con lo stuolo il ballo tondo.”
Il timbro dei ricordi è tale che si potrebbe dire che nel romanzo si combatta la battaglia della vita contro la morte (“l’occulto fragore della morte”), del rigoglio della speranza contro la marcescenza della fine: “Non so perché, io già sapevo che il mio destino era il più forte e che dovevo esigere dai miei prossimi la devozione cieca e l’intero dono.”
Il padre è consapevole della forte personalità del figlio: “Spirito tirannico quant’altri mai, egli aveva da tempo abdicata la sua autorità sopra me, solo attento a vigilare le mie tendenze e a spiare l’ombra de’ miei sogni. Più d’una volta l’avevo veduto domare la sua natura per non contrariarmi; più d’una volta aveva udito nel suo gran corpo il fremito del sangue contenuto.”
Sarà per il Vate una figura importante della sua vita: “sino al giorno della sua morte io non cessai di sentir viva in lui la mia radice.”
L’ammirazione per Napoleone è l’espressione esaltata di una tale focosa personalità. D’Annunzio era affascinato, stregato dalle sue gesta. Ne parla a lungo rammemorando episodi della sua vita. Perfino i suoi cavalli: Wagram, Tauris, L’ Intendan (“che Napoleone non montava se non per fare le sue solenni entrate di vittorioso.”), Roitelet. Così lo ricorda in groppa a quest’ultimo: “il sauro era stato spinto dal cavaliere sopra un granata in punto di scoppiare ed era escito incolume dalla nuvola di fumo e di fiamma con in sella il dio sorridente tra il clamore dei soldati ebri.” Viene in mente Victor Hugo che ne “I miserabili” dedica pagine superbe alla battaglia di Waterloo.
Il padre acquista gli otto volumi della “Storia di Napoleone” di P. M. Laurent de l’Ardéche, e a lui pare di essere in paradiso, Ne beve con gli occhi le illustrazioni, insieme con l’amico Dario: “ricomponemmo con la nostra fantasia tutta la gesta, indugiandoci sopra gli argini dell’Adige, negli stagni della pianura veronese, fra le canne stroncate dal piombo austriaco, ove il giovine eroe dalla gota macra e dalla capellatura liscia ci appariva svelto e pieghevole come un leopardo.”
È l’occasione per ricordare quando al collegio (il convitto Cicognini) giocavano alla guerra, imitando i tempi del Terrore e della ghigliottina: esaltate descrizioni (“esaltazioni eroiche”) di ragazzi che non avevano altri pensieri che quelli suscitati dallo studio, a tal punto che la storia appresa sui libri si faceva nelle loro mani cosa viva: “Ah, questo Robespierre è insaziabile!”
I ricordi, infatti, si alimentano vigorosamente di tali studi. I libri diventano protagonisti non secondari della vita di D’Annunzio, radicandosi nella sua mente in maniera tale che i personaggi da essi evocati si trasformano in carne ed ossa alla stregua dei suoi compagni di collegio. Un esempio fra i tanti è il Modenese (notevole il ritratto: “un povero figliolo scialbo e di scarso ingegno, una specie di ravanello bianchiccio, niente altro che linfa stagnante. Aveva i capelli deboli e mal piantati sopra un cranio a pan di zucchero, non bruni né biondi ma d’un color di talpa; gli occhi chiarissimi come quelli degli albini, tra gli orli della congiuntiva arrossati; il naso per solito untuoso e punteggiato di nero; la bocca un poco aperta, col labbro superiore sporgente.”), il quale s’immedesima a tal punto nel re Carlo I Stuart (fatto decapitare il 30 gennaio 1649 da Oliver Cromwell) da rasentare la follia.
Ma le rievocazioni di D’Annunzio sono numerose; non dimentica nemmeno l’infermiere Cice, dal “capo di bue”, né il bidello Carmagnino, che gliele dava vinte tutte; eppure il poeta aveva l’argento vivo addosso e non sarebbe stato male mettergli un freno: “vivevo solo pel divino piacere di rompere il divieto, facevo d’ogni mio giorno un gioco appassionato d’astuzia e d’audacia”.
Dario è lì che ascolta, parla raramente; è diventato una figura senza corpo; il suo corpo e la sua voce sono quelli di D’Annunzio: “Te ne ricordi?”, “Te ne rammenti?”, gli si rivolgerà ogni tanto il poeta.
Attenzione, però: non si faccia l’errore di considerare quest’opera un libro di ricordi; è un libro, invece, che ci insegna come ricordare. Valga per tutti la rievocazione di un nido di rondine pellegrina, che comincia con quel bel: “Pendeva dalla rocca un nido non somigliante ad alcuno di quelli che tante volte avevo osservato nelle cornici della mia casa paterna e sotto le arcate della scuderia e della cantina, costrutti con la terra cretosa delle mie rive natali.”
I ricordi non sono mai fini a se stessi. Le riflessioni che li accompagnano sono chiavi che aprono scrigni celati, che il poeta viene a mano a mano scoprendo nei gesti dell’età felice. Difficile dimenticarlo allorché si descrive accovacciato sul tetto del convitto, fuggito dalla prigione in cui era stato rinchiuso per punire una sua fuga: “Risalii verso il colmigno; e mi sedetti, circondando con le braccia le ginocchia sollevate fino al mento, incurvando la schiena, piegando la nuca, quasi del mio capo facendo coperchio al serrame delle mie ossa.”
Allorché il compagno se ne va, “l’anima ode lo schianto del pianto, e si torce indietro soffrendo nell’attimo e negli anni.”
Si avverte una cesura, uno stacco: la partenza del caro amico, ormai vicino alla morte, è anche la fine definitiva di una parte della sua vita.
_________
A conclusione della pubblicazione di queste mie due letture dei romanzi di Gabriele D’Annunzio: “Solus ad solam” e “Il compagno dagli occhi senza cigli”, desidero riportare quanto mi scrisse l’illustre critico Giorgio Bárberi Squarotti, con lettera del 19 ottobre 2009, a proposito dei due romanzi:
“Quanto a d’Annunzio, io penso che sia uno degli autori fondamentali fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento: nel mondo non ce ne sono molti altri di tale valore (Joyce, Thomas Mann, Faulkner, Hemingway, James, Proust e ben pochi ancora). “Solus ad solam” è in forma di diario la vicenda che d’Annunzio racconta nel “Forse che sì forse che no”: e il punto centrale è lo scontro tragico fra l’amore e la follia, la bellezza e la degradazione. Analogamente Dario e Gabriele rappresentano la drammatica contraddizione, che è anche complicità, fra malattia fisica e morale (Dario è malato a morte ed è un falsario, che ha falsificato la firma di Gabriele per sottrargli denaro) e dubbio, disperazione, dolore (in Gabriele).”
di Isotype. 30 novembre 2009
Deproduction, a Denver-based video production company, and Civic Pixel, an open-source web development group, have joined forces to become the Open Media Foundation. The two groups were previously affiliated through Denver Open Media where they taught local communities media production tools, producing unique and engaging content in the process.
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di Finalmente libero!. 29 novembre 2009
“la ricerca scientifica lavora con strumenti spesso unici al mondo, per i quali non si può pretendere di disporre del supporto software di un produttore. I grandi rivelatori di particelle sono realizzati nelle Università e nei centri di ricerca e non si possono acquistare; si tratta di strumenti che esistono in un solo esemplare. “
Nessuno può mettere in dubbio l’importanza crescente dell’informatica nell’organizzazione di quasi tutti i settori delle società contemporanee, ivi compreso il mondo della Ricerca Universitaria.
Il nuovo scenario tecnologico mondiale nel quale il ruolo della ricerca universitaria assume un’importanza crescente, implica anche la crescita del software libero che diventerà sempre più importante.
Appena pochi mesi fa il mondo è rimasto col fiato sospeso mentre veniva eseguito uno degli esperimenti scientifici più importanti e tecnologicamente avanzati del pianeta: al CERN di Ginevra, come molti sapranno, è stato attivato il Large Hadron Collider(LHC), il più grande acceleratore di particelle mai realizzato.
L’obiettivo finale dello straordinario esperimento, a cui l’Italia collabora con un notevole sforzo finanziario e centinaia di scienziati, è quello di dare risposta alle molteplici domande sull’origine dell’universo, capire perché la materia nell’universo è molto più abbondante che l’anti-materia e giungere a scoperte che cambieranno profondamente la nostra visione dell’universo.
Qual è il contributo dell’IT e in particolare del software libero? Ne abbiamo parlato con Giovanni Organtini – professore di Fisica Sperimentale all’Università di Roma “Sapienza”.
Fonte e resto dell’articolo
di Pagina Tre. 28 novembre 2009
Ofelon is starting!
Il libro “A piccoli passi – percorso di riflessioni” dei fratelli Riccardo e Giacinto Sabellotti, presentato nel mese di febbraio all’inaugurazione della pubblicazione sotto forma di blook, è ora on-line anche nella versione inglese. Il titolo tradotto è: ”One step at a time – a path for reflection“. Sul sito, sono inoltre già pubblicate le prime dieci slide collegate al libro: ”concetti in pillole” per sintetizzare i punti salienti del libro.
L’iniziativa fa parte del progetto “Il Villaggio di Ofelon“, un sito di condivisione e partecipazione culturale, in cui ognuno può offrire il suo contributo all’evoluzione e alla diffusione di un nuovo concetto di democrazia, che sia veramente rispettosa delle necessità dei propri cittadini, e a un nuovo concetto di informazione che sia gestibile da tutti. Un “adattamento culturale” che porti a un nuovo concetto di progresso concretamente vantaggioso, raggiunto attraverso il confronto e la condivisione delle idee.
di Finalmente libero!. 27 novembre 2009
Un’associazione francese a difesa del Free Software ha trascinato Microsoft in tribunale. E ha vinto: chi non vuole Windows preinstallato sul PC, ha diritto al rimborso.
La Francia riscopre la grandeur contro la multinazionale Microsoft. Un’associazione francese a difesa del Free Software ha trascinato Microsoft in tribunale. L’Association Francophone des Utilisateurs de Logiciels Libres (Aful) ha vinto: chi non vuole Windows preinstallato sul PC, ha diritto al rimborso.
Fonte e resto dell’articolo
di Partito Pirata. 27 novembre 2009

Il Comitato di Conciliazione doveva discutere solo dell’emendamento 138.
Il resto del Pacchetto Telecom era già consolidato, non riaperto per la
conciliazione. Un accordo in questo senso risale al 6 maggio, quando il PP non era ancora al Parlamento Europeo. L’obiettivo quindi era di
piegare il Consiglio e gli Stati Membri, e una parte del Parlamento, ad accettare un testo che offrisse le stesse protezioni per i cittadini
dell’emendamento 138.
I Verdi, al cui interno vi è il PP, ALDE e una parte dei socialisti hanno ottenuto un articolo sostitutivo dell’emendamento 138 che rafforza
la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini in rete, proibisce la risposta graduale e soprattutto sancisce che Internet è lo strumento
chiave per l’esercizio pratico di alcune libertà fondamentali. Si tratta di un concetto che per legge solo Finlandia e Spagna, in tutto il mondo,
hanno per ora riconosciuto. L’art. 1.3a sostanzialmente centra gli stessi obiettivi dell’emendamento 138 e va addirittura oltre, sebbene per farlo abbia dovuto ricorrere a dei sottili (anche se eleganti) espedienti legali.
L’articolo che sostituisce l’emendamento 138 riesce infatti a mitigare gli effetti deleteri degli articoli che autorizzano le discriminazioni sul traffico e minano la Net Neutrality.
Secondo una giurisprudenza piuttosto consistente della Corte Europea di Giustizia il concetto di “Stato Membro” (e i relativi obblighi) include tutti gli organi dello Stato intesi in senso ampio quindi il rivolgersi agli Stati Membri copre anche le autorità regolatrici per le telecomunicazioni perciò questo articolo è più ampio dell’emendamento 138.
E’ un primo passo nel lunghissimo processo di protezione della Net Neutrality in
Europa, che non poteva certo essere attuato in 3 mesi da 1 parlamentare su 700.
Nel complesso si tratta di un passo importante nella giusta direzione.
Dal punto di vista dei cittadini, i fondamentali cambiamenti del Pacchetto dopo l’inserimento dell’art. 1.3a avrebbero reso più dannosa
la bocciatura del Pacchetto piuttosto che la sua adozione. Una caduta del Pacchetto avrebbe significato semaforo verde per le leggi di
risposta graduale in tutta Europa, tipo l’HAOPI2 in Francia,avrebbe lasciato campo spalancato alle telcos per le violazioni della NN, avrebbe lasciato nel limbo il riconoscimento di Internet come strumento chiave per l’esercizio delle
libertà fondamentali, che è un passaggio obbligato per raggiungere il riconoscimento dell’accesso a Internet stesso come diritto fondamentale.
In questo modo Engstrom, il Pirata al Parlamento Europeo, ha dimostrato grande responsabilità civile e politica nei confronti dei propri elettori e più in generale di tutti i cittadini europei. Votare contro il Pacchetto avrebbe significato gettare al vento tutte le conquiste di cui sopra e confermare l’ipotesi dei nemici del PP, secondo i quali il partito non sarebbe in grado di portare avanti un progetto politico di ampio respiro. Vista la carenza di argomentazioni, l’unica arma che hanno ora a disposizione i nemici
del PP al Parlamento Europeo, soprattutto quando arriverà l’altra Pirata Andersdotter, è far credere che il PP sia una banda di lunatici
estremisti sognatori con cui è meglio non confondersi. Quello che ha fatto Engstrom è mirabile anche perché contribuisce a smantellare questa visione.
L’impressione, da quello che si legge sulla stampa, è che in Europa stia sorgendo un movimento anti-partiti pirati che coinvolge anche la sinistra, smaniosa di sottrarre anche solo mezzo punto percentuale ai vari PP facendo credere che siano loro quelli adatti a difendere i temi cari al PP, mentre il PP sarebbe del tutto inadeguato. Quindi è necessario essere chiari per dimostrare che non siamo un manipolo di ragazzini scaricatori forsennati privi di senso sociale. Non siamo degli estremisti che intendono negare qualsiasi dialogo o soluzione e non intendiamo delegare ad altri la difesa dei temi che ci sono cari anche perché siamo coscienti che di questi tempi sarebbero suscettibili di scambio per altri obiettivi che chiaramente Noi non abbiamo. Il Telecom Package è ben lungi dall’essere quello che noi vogliamo, è lontano dall’affermare chiaramente la Neutralità della Rete, è lontano anche da quello che Obama sta ottenendo negli Stati Uniti. La Neutralità della Rete è un principio generale da affermare per il bene di tutti anche dei pochi che non la vorrebbero per i loro fini commerciali immediati.
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di Pagina Tre. 27 novembre 2009
La carta dei cento, per il libero Wi-Fi
Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore. Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .
Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata. Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte. Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.
Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.
Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico. Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.
Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.
http://www.fhf.it/
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