L’avventura tedesca porta il Partito Pirata a un 2,1 % di consensi, il primo partito escluso dal Bundenstag. Diversamente dai sondaggi che lo davano ad un eufemistico 10% il risultato reale è sicuramente un segnale importante. I nostri temi finalmente cominciano ad avere un peso, finalmente possiamo dire che non si tratta di goliardia ma di voglia di cambiamento, di consapevolezza che, al di la di un nome volutamente provocatorio, le richieste, comuni a tutti i partiti pirata, sono più che lecite e fondamentali per uno sviluppo sociale equo, libero e democratico. Il successo del Piratpartiet in Svezia e ora del Piratenpartei in Germania, minore sicuramente ma non meno importante, sono un chiaro segnale che la gente inizia a fare proprie le nostre battaglie. Ancorché il digital divide una Rete libera, una revisione degli accordi internazionali sul copyright, brevetti e in generale sui diritti fondamentali alla cultura, informazione libera e una economia che non sia finalizzata unicamente al profitto stanno diventando richieste sempre più condivise principalmente per le giovani generazioni, le generazioni che voteranno nel prossimo futuro. Certo con il 2,1% dei consensi non sono entrati in Parlamento ma alle prossime elezioni?
“La neutralià della rete, che è la precondizione per esercitare il diritto alla cultura, alla cooperazione, alla libera manifestazione del pensiero, il diritto a fare impresa, il diritto alla concorrenza industriale e al pluralismo informativo, ha subito ieri un pesante attacco.” Lo ha dichiarato il presidente della Free Hardware Foundation, Arturo Di Corinto.
Nonostante la massiccia mobilitazione dei cittadini europei e delle principali associazioni di difesa dei diritti umani e della rete, il Parlamento Europeo ha scelto di non di riaprire il Pacchetto Telecom al fine di salvare la Net Neutrality e non ha assunto una posizione chiara di difesa dell’Emendamento 138.
Nella prima riunione dei delegati del Comitato di Conciliazione che ha deciso quali parti il Parlamento avrebbe proposto per il negoziato in conciliazione, tenutasi il 28 settembre, solo i 2 europarlamentari dei Verdi e Eva Britt Svensson di GUE/NGL si sono battuti per la difesa della Net Neutrality. Tutti gli altri, nessuno escluso, si sono mostrati insensibili alla necessità di riapertura di alcune parti del Pacchetto Telecom al fine di impedire la chiusura di Internet, tradendo le aspettative e le richieste di centinaia di milioni di elettori.
Non è nemmeno stato raggiunto un consenso diffuso a difesa dell’emendamento 138, che ora rimane l’unico articolo nel mare delle 5 direttive a difendere le libertà fondamentali dei cittadini europei: auspichiamo che il Parlamento assuma una posizione di difesa dell’emendamento contro la volontà del Consiglio di cancellare anche questo. Questa decisione rappresenta un deciso passo avanti verso la chiusura di Internet. La battaglia democratica per impedire la chiusura di Internet non è ancora finita sebbene la Rete come strumento d’informazione, di cooperazione e di libertà abbia subito una sconfitta gravissima.
La Rete, in quanto piattaforma di comunicazione è ora sotto la minaccia degli operatori di telecomunicazioni e dell’industria dei contenuti che vogliono sfruttare nuove opportunità di business nel discriminare, filtrare o dar priorità ad informazioni che passano attraverso la rete.
“Chiamamo il popolo dela rete a impedirlo”, conclude il presidente della FHF.
Cos’è la Free Hardware Foundation
La finalità primaria della Free Hardware Foundation è la promozione, il sostegno e la diffusione di quegli strumenti materiali o immateriali che garantiscano, l’accessibilità, l’evoluzione, la condivisione e la diffusione della conoscenza, della cultura e del sapere, liberamente e in maniera paritaria per tutti gli esseri umani.
Per contatti e informazioni: info@fhf.it - http://fhf.it
DOBBIAMO PROTEGGERE LA NEUTRALITÀ DELLA RETE IN EUROPA!
19 ASSOCIAZIONI DI FRONTIERE DIGITALI LO CHIEDONO AL PARLAMENTO EUROPEO
Frontiere Digitali
Comunicato stampa
28 Settembre 2009
Lettera aperta al Parlamento Europeo
La Neutralità della Rete è stata un catalizzatore indispensabile della concorrenza, dell’innovazione, e delle libertà fondamentali nell’ambiente digitale. Una Internet neutrale garantisce che gli utenti non debbano sottostare a condizioni che limitano l’accesso ad applicazioni e servizi. Allo stesso modo, si esclude qualsiasi discriminazione nei confronti dell’origine, della destinazione o dell’effettivo contenuto delle informazioni trasmesse attraverso la rete.
Applicando il principio della Neutralità della Rete, la nostra società ha collettivamente costruito Internet come lo conosciamo oggi. Tranne che in alcuni regimi autoritari, tutti nel mondo intero hanno accesso alla stessa Rete e anche gli imprenditori più piccoli sono in condizioni di parità con le imprese leader a livello mondiale.
Inoltre, la Neutralità della Rete stimola il circolo virtuoso di un modello di sviluppo basato sulla crescita di una comune rete di comunicazione che consente nuovi utilizzi e strumenti, a differenza di una che si basa sugli investimenti in sistemi di filtraggio e controllo. Solo in tali condizioni Internet può migliorare costantemente la nostra società, migliorando la libertà – ivi compresa la libertà di espressione e di comunicazione – permettendo mercati più efficienti e creativi.
Tuttavia, la Neutralità della Rete è ora sotto la minaccia degli operatori di telecomunicazioni e dell’industria dei contenuti che vedono opportunità di business nel discriminare, filtrare o dar priorità ad informazioni che passano attraverso la rete. In tutta Europa, questo tipo di pratiche discriminatorie, dannose per i consumatori e l’innovazione, sta emergendo. Nessun giudice e nessuna autorità regolatoria sembrano avere strumenti adeguati per contrastare questi comportamenti e proteggere l’interesse generale. Alcune disposizioni introdotte nel Pacchetto Telecom possono perfino incoraggiare tali pratiche.
Lunedi 28 settembre alle 19.30, la Commissione di Conciliazione avrà il suo primo incontro, dove verrà tracciata la traiettoria della terza ed ultima lettura relativamente al Telecom Package.
Noi che abbiamo firmato con una larga coalizione questa lettera aperta sollecitiamo il Parlamento Europeo a proteggere la libertà di ricevere e distribuire i contenuti, e di utilizzare servizi e applicazioni, senza interferenze da parte di attori privati.
La premessa di base per la Neutralità della Rete è che Internet è un’infrastruttura. Chiarito questo, appare ovvio che i provider non debbano disabilitare od ostacolare l’accesso alle pagine web, a servizi o protocolli senza la decisione di un magistrato.
Se una società è provider di servizi Internet e compagnia telefonica, non dovrebbe poter bloccare il servizio voce e chat di Skype al fine di costringere i clienti ad usare il suo servizio di telefonia.
Ci appelliamo ai membri del Parlamento affinché agiscano con decisione nel corso del negoziato in corso sul Pacchetto Telecom, al fine di garantire un Internet libero, aperto e innovativo, e per salvaguardare le libertà fondamentali dei cittadini europei.
Firmato
1.Artisopensource
2.Associazione UnaRete
3.Associazione Il Secolo Della Rete
4.Associazione Net-Left
5.Associazione Liber Liber
6.Associazione Linux Club Italia
7.Associazione Partito Pirata
8.Associazione Wikimedia Italia
9.Collettivo iQuindici
10.Computerlaw.it – Informatica e Diritto
11.Flyer Communication
12.Free Hardware Foundation
13.ISOTYPE, comunica la qualità
14.Istituto per le politiche dell’innovazione
15.Liberius
16.Movimento Scambio Etico
17.Roma Europa Fake Factory
18.Unione degli Studenti (U.d.S.)
19.Amici di Beppe Grillo di Roma
Cos’è Frontiere Digitali
Frontiere Digitali è uno spazio di libera auto-organizzazione di persone e opinioni e nasce a Roma (Italia) nel dicembre del 2005, quale strumento collaborativo, per l’organizzazione della Settimana delle Libertà Digitali che ha avuto luogo dal 18 al 21 gennaio 2006. In seguito, il 28 marzo 2006, in occasione del convegno l’Innovazione necessaria: Creatività, cooperazione, condivisione, tante associazioni e singoli si sono incontrati confrontandosi sull’idea e sugli strumenti per sostenere e rafforzare questa rete di collaborazioni.
LIbera rete in libero stato
per Peace Reporter di Ottobre
Arturo Di Corinto
Il pluralismo e la libertà d’informazione non abitano in Italia. E questo accade non solo per l’abnorme conflitto d’interessi che riguarda il suo premier, ma perché da sempre i mezzi d’informazione italiani sono soggetti alla pesante influenza dei propri editori, alle dinamiche perverse della raccolta pubblicitaria e alla scarsa cultura democratica dei legislatori. Le redazioni giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo sono lottizzate dai partiti mentre quelle di radio e tv private sono selezionate in base a criteri familistici e clientelari. Nelle redazioni regnano indiscussi la censura e il conformismo preventivo, e le schiene dritte sono sempre di meno. C’è un’alternativa all’informazione blindata che si chiama Internet. Grazie alla rete ognuno può diventare editore di se stesso e anche piccole testate giornalistiche possono competere con i grandi gruppi quando riescono a trovare la strada verso il proprio pubblico di “prosumer”, produttori e consumatori d’informazione. Proprio per questo Internet disturba, e i legislatori sono sempre al lavoro per limitarne uso e portata. Come se già non bastasse il digital divide a creare gli “information rich” e gli “information poor”.
Negli ultimi mesi il Parlamento e il Governo italiani si sono distinti in una campagna strisciante per limitare la libertà della comunicazione in rete. Proposte come quella di chiudere interi siti contenenti una sola frase ingiuriosa, o quelle volte a impedire l’anonimato in rete, a trasformare i provider in sceriffi digitali per individuare i potenziali criminali del peer to peer, hanno trovato il proprio corollario nel “Ddl intercettazioni”. Ripescando una norma fascista, nella proposta del ministro Alfano c’è infatti un articolo volto a obbligare ogni sito informatico a rettificare entro 48 ore le proprie informazioni, pena una multa fino a 12.500 €, come accade per le testate giornalistiche registrate, ma senza che i siti ne abbiano le tutele e i finanziamenti, mettendo una pesante ipoteca al diritto, dovere, piacere, di produrre informazioni amatoriale. Il 14 settembre inoltre è stata depositata una proposta di legge a firma degli onorevoli Pecorella e Costa nel quale si manifesta l’intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i “siti internet aventi natura editoriale” l’attuale disciplina sulla stampa, assoggettandoli ai criteri di responsabilità previsti per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione. Tradotto potrebbe significare che la causa da 20 milioni di euro intentata da Angelucci contro Wikimedia Italia per “lesione dell’onore”, la farebbe chiudere. In aggiunta a tutto questo, è ricominciata in Europa la battaglia sul famigerato Pacchetto Telecom, che ha l’obiettivo palese di ridisegnare il quadro comunitario delle telecomunicazioni favorendo ancora una volta le grandi compagnie e ridisegnando l’accesso ai servizi in rete su base censitaria. Attaccando uno dei pilastri su sui si è sempre fondata la democrazia di Internet, la net neutrality, cioè l’uguaglianza di accesso ai suoi contenuti, i grandi carrier di telecomunicazioni puntano a creare una rete a due velocità in base alla capacità di spesa di ognuno: solo se paghi vai veloce e scarichi tutto. Alla faccia della libertà.
Anche per questo alla prossima manifestazione per la libertà d’informazione non potrà mancare un chiaro riferimento alla libertà di Internet: organo d’informazione universale.
Arturo Di Corinto
per L’Espresso del 25 settembre 2009
Pochi sanno che Internet ha un suo parlamento. La meeting hall è nel cyberspazio, ma i suoi rappresentanti, i netizen di tutti i paesi, si incontrano da cinque anni per discuterne il futuro nell’ambito dell’Internet Governance Forum, un evento patrocinato dalle Nazioni Unite. Da due anni su raccomandazione dell’Unione Europea, anche l’Italia ha creato un proprio IGF nazionale che si incontrerà a Pisa dal 5 al 7 ottobre per definire la posizione da portare all’IGF globale di novembre a Sharm al Sheik. All’evento pisano, aperto a tutti, parteciperanno coloro che hanno a cuore il futuro di Internet: aziende, singoli cittadini, comunità tecniche e governi. Il motivo di questi incontri è uno solo: garantire efficienza, stabilità e libertà dell’internet come la conosciamo, per modellarne la forma futura in ossequio ai principi di apertura e democrazia che ne sono all’origine. (more…)
IBM ha da poco presentato Client for Smart Work, una nuova suite di applicativi basata su Ubuntu e progettata per sfruttare al meglio le soluzioni hardware dei netbook. L’insieme di applicativi per le aziende sarà distribuito sul mercato africano
Mentre il progetto di Nicholas Negroponte per il computer da 100 dollari prosegue tra alti e bassi, un nuovo grande protagonista dell’informatica fa capolino nelle soluzioni low cost per i paesi in via di sviluppo. IBM ha da poco presentato alcune nuove soluzioni software basate su Linux ed espressamente concepite per aiutare le imprese del continente africano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Canonical, la società fondata da Mark Shuttleworth per promuovere le soluzioni open source come Ubuntu.
Fonte e resto dell’articolo
AgileTec è stata invitata a partecipare all’edizione 2009 dell’Open World Forum di Parigi. L’evento, che si svolgerà l’1 e 2 Ottobre, vedrà riuniti i più importanti attori mondiali del movimento Free/Libre/Open Source Software (FLOSS): aziende, investitori, organizzazioni governative. Si tratta di una occasione eccezionale di incontro per discutere e definire opportunità e strategie di valorizzazione delle tecnologie open source.
AgileTec parteciperà nella sezione Open Source Innovation Summit and Awards, essendo stata considerata fra le 20 aziende più innovative a livello mondiale per le caratteristiche dei suoi progetti e del suo modello di business. Nel corso dell’evento, AgileTec presenterà il progetto jAPS e il suo modello di diffusione attraverso una rete di Partner nazionali ed internazionali.
DOBBIAMO PROTEGGERE LA NEUTRALITÀ DELLA RETE IN EUROPA! LA FREE HARDWARE FOUNDATION LO CHIEDE AL PARLAMENTO EUROPEO
Free Hardware Foundation
Comunicato stampa
25 Settembre 2009
Lettera aperta al Parlamento Europeo
La Neutralità della Rete è stata un catalizzatore indispensabile della concorrenza, dell’innovazione, e delle libertà fondamentali nell’ambiente digitale. Una Internet neutrale garantisce che gli utenti non debbano sottostare a condizioni che limitano l’accesso ad applicazioni e servizi. Allo stesso modo, si esclude qualsiasi discriminazione nei confronti dell’origine, della destinazione o dell’effettivo contenuto delle informazioni trasmesse attraverso la rete.
Applicando il principio della Neutralità della Rete, la nostra società ha collettivamente costruito Internet come lo conosciamo oggi. Tranne che in alcuni regimi autoritari, tutti nel mondo intero hanno accesso alla stessa Rete e anche gli imprenditori più piccoli sono in condizioni di parità con le imprese leader a livello mondiale. (more…)
Intervista a Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia, al termine dell’assemblea annuale dell’associazione svoltasi il 19 setembre 2009 al CATTID-Sapienza, Università di Roma.
Nato nel 1935 a Montagnana in provincia di Padova, Camon è, oltre che scrittore, giornalista collaborando a molti quotidiani, anche stranieri.
Numerose sono le sue opere come numerosi i premi letterari vinti.
Opere: Il Quinto Stato, 1970; La Vita Eterna, 1972; Liberare l’animale, 1973; Occidente 1975; Storia di Sirio, 1984; Un altare per la madre, 1978; La malattia chiamata uomo, 1981; La donna dei fili, 1986; Il canto delle balene, 1989; Il Super-Baby, 1991; Mai visti sole e luna, 1994; La Terra è di tutti, 1996; Dal silenzio delle campagne, 1998; La cavallina, la ragazza e il diavolo, 2004; Conversazione con Primo Levi, 2006; Tenebre su tenebre, 2006;
Premi: Premio Luigi Russo (Il Quinto Stato); Premio Città di Prato (La vita eterna); Premio Viareggio di poesia (Liberare l’animale); Premio Strega (Un altare per la madre); Premio Giornalista del mese (al tempo di Occidente); Premio Selezione Campiello (La donna dei fili); Premio Selezione Campiello (Il canto delle balene); Premio Elsa Morante (Il Super-Baby); Premio Stazzema Alla Resistenza (Mai visti sole e luna); Premio Pen Club (Mai visti sole e luna); Premio Città di Bologna (Dal silenzio delle campagne); Premio letterario Giovanni Verga (La cavallina, la ragazza e il diavolo).
“Il canto delle balene” è una briosa, e nello stesso tempo amara, ricostruzione di un rapporto di coppia ormai consunto, in cui la donna ha finito con il rifugiarsi sul lettino dell’analista per raccontargli i suoi rapporti sessuali con il marito, il quale si sente privato in qualche modo della sua intimità: “Prima, la mia vita intima era mia, adesso non ho più niente di segreto: c’è qualcuno, che io non conosco, che sa tutto di me. E senza segreti non si può vivere: ogni uomo ha il suo.”
Nella modernità, sembra dirci Camon, c’è una qualche esagerazione. Nel cercare ansiosamente risposte che nessuno può dare, ci si rende ridicoli e ci si immiserisce.
Il ritratto di Mavina (Maria Vittoria Narni), la moglie, intenerisce e spaventa ad un tempo. Ci sono in lei spaesamento e desiderio di vivere, una impotenza tesa alla perfezione impossibile. L’analista è il placebo, la tavola del naufrago a cui ci si appiglia senza sapere se ci si salverà.
Dentro la scrittura brillante, ironica e pungente di Camon, c’è il dramma dell’oggi che riguarda un’alterazione dei rapporti umani, e specialmente quelli di coppia, provocata dalla frenesia della modernità a tutti i costi.
Camon sembra divertirsi, ma solo apparentemente; in realtà denuncia: “Lettere era una strana facoltà. Per noi che venivamo da Fisica, Biologia, Medicina non sembrava neanche che facesse parte dell’Università. L’Università era tutto il resto, cioè l’insieme delle facoltà scientifiche dove studiavamo noi: noi diventavamo scienziati e professionisti, e Lettere era soltanto il gineceo nel quale venivano allevate e custodite le nostre future mogli. Noi avremmo guadagnato, loro avrebbero partorito. Erano lì come in collegio. […] I professori di Lettere lo sanno, e coltivano le loro studentesse come figlie da maritare.” Se leghiamo questa descrizione alla situazione di Mavina (“Si mostrava così vitale che un uomo intelligente doveva capire che era malata.”), la denuncia, sociale e civile, si colora anche di una sua singolare grottesca tragicità: “Oggi una donna, o ha una vita piena di sesso o non ha una vita, e allora va in analisi.”; “I matrimoni andrebbero sottoposti a verifica ogni otto anni, al massimo, per scomporre e ricomporre le coppie.”; “Vivere sempre con la stessa donna, è come cambiarla ogni 7-8 anni.”
Il racconto si dipana come un sogno, vi accadono cose che la realtà nasconde o rende difficili. La vita vi è messa quasi alla berlina, come fosse altro dalla nostra esistenza. Si può riderci sopra, piangendo anche, come se stessimo vedendo un film in cui non solo i movimenti ma perfino i pensieri fossero alterati. Quasi una comica.
Salvo che, non appena il ritmo, l’accelerazione tornano normali, la scena che si svolge sotto i nostri occhi emana la malinconia di ciò che non abbiamo vissuto.
Il colloquio tra il protagonista, Costante, e Marina, l’amica di università della moglie, che avrebbe voluto sposare (“la mia mancata moglie”), si trasforma in una serie di lenti fotogrammi che scandiscono l’amarezza di un fallimento. Dice Marina: “Che strano, i ricordi non ci uniscono sul nostro passato, ma ci separano.”
Il ricordo, per Camon, è l’avvio di una separazione, lo scomponimento di quell’unità di tempo che ci ha tenuti assieme, in cui credevamo di essere almeno simili, ed invece nasceva proprio da quel punto in comune la nostra diversità. Di che fallimento dunque si tratta, se la vita è fatta così e nessuno è mai uguale all’altro, se non nel sogno e nell’illusione? “Il canto delle balene”, con la percezione differente di esso, a seconda di chi lo ascolta, è il simbolo di un incontro che non sarà mai quello sognato. L’uomo resta per sempre estraneo ad un altro uomo. L’umanità è destinata a non riconoscersi mai.
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