di FSUG Italia. 31 marzo 2009
Il Document Freedom Day si è tenuto come da programma il 25 marzo ad Opera; l’evento è andato relativamente bene, con una buona presenza di pubblico, sia la mattina durante i talk, che il pomeriggio durante il Creative Commons Contest organizzato dagli amici di LCD.
Gli interventi hanno riscosso l’attenzione sperata, e mi piace segnalare il preciso intervento della nostra Deneb, che ha meritato il talk di apertura, e il dilagante intervento di Redmarv (doveva durare 30 minuti, e durato 1 ora e mezzo), anche grazie alle domande del pubblico e alla curiosità delle persone presenti in sala, che hanno rivolto ai relatori un discreto numero di domande, da ODF a Tex, da Linux ai brevetti software, passando per tanti altri argomenti.
Per chi non fosse stato presente durante l’evento saranno messe a disposizione tutti i materiali disponibili. Nel frattempo sono visibili on-line sulla nostra gallery le foto dell’evento (grazie al nostro tempestivo Paolino, e a Daniele per averci fornito altre foto) su
http://www.fsugitalia.org/fotografie/v/dfd2009/
Inoltre sono disponibili le foto realizzate da Stefano Fornitori del LOLUG di Lodi
http://www.flickr.com/photos/lfoppiano/sets/72157616006003227/
Ci sono anche le foto scattate dai ragazzi del raduno Arch Linux Italia, svoltosi in contemporanea al Document Freedom Day
http://www.archlinux.it/multimedia/foto-primo-raduno.tar.bz2
Colgo l’occasione di ringraziare LCD, che ci ha fisicamente permesso di realizzare il tutto, il comune di Opera, la comunità italiana Arch Linux per la loro partecipazione, Abaco Computer, Davide Dozza, Luca Foppiano, Michele Marzulli (con due l), Lifos (in particolare nella persona di Giacomo Rizzo), Simone Aliprandi e tutti coloro che sono intervenuti.
Un grazie anche a tutti coloro che, anche se in silenzio, ci hanno permesso di realizzare questo evento.
Quello che rimane da dire è che presto saranno disponibili sul wiki le slide degli interventi, e che con un po’ di pazienza in più avremo anche i video e che è già in lavorazione il prossimo evento.

di Arturo Di Corinto. 31 marzo 2009

Wired.it
Roma ha ospitato la prima festa dei pirati
Di Arturo Di Corinto |30 marzo 2009 |Categorie: Cultura | Galleria fotografica
Condivido ergo sum. Condivido, perciò sono. Questo il messaggio lanciato dalla festa dei pirati che si è tenuta a Roma sabato scorso nei sotterranei di una vecchia chiesa, all’interno del Teatro delle Arti, dove un centinaio di hacker, attivisti, avvocati, appassionati del file-sharing, hanno proseguito un dibattito lungo dieci anni per discutere se sia lecito oppure no scambiarsi materiale protetto da copyright, alla luce del sole o nelle darknet di Internet.
L’idea di una “Festa dei pirati” è stata di Luca Neri, giornalista fiorentino adottato da New York, che per Cooper Editore ha scritto il libro “La Baia dei pirati. Assalto al copyright” e che nella breve permanenza romana ha coinvolto la galassia dei filesharers nostrani per discutere in maniera provocatoria della fine del copyright. L’idea alla base del libro è che se il traffico di internet è ormai generato per due terzi da protocolli peer to peer, da milioni di “onesti” cittadini che si scambiano fra loro ogni tipo di file, probabilmente c’è qualcosa che non va nella legge che tutela la proprietà intellettuale della musica, dei film, dei libri, dei sequel televisivi. Per Luca Neri è inutile girarci intorno: nel mondo ci sono milioni di persone che, consapevoli o no, rifiutano la legittimità morale del copyright e anche i suoi presupposti economici. (more…)
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di Arturo Di Corinto. 31 marzo 2009
PO-STErN
La street art in mostra con i lavori di STEN
@The House of Love and Dissent
Vernissage venerdì 3 aprile h19 -24
Dj set MAX PASSANTE
I lavori del noto street artist romano strappati dalla strada ed attaccati a The House of Love and Dissent. Poster di grandi dimensioni alti 3 metri. I poster sono pezzi di carta straccia disegnati ed attaccati al muro come la carta da parati, come i manifesti politici di Roma, come le pubblicità. Raffigurano tutti una donna. Quella donna è una figura ricorrente. (more…)
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di Arturo Di Corinto. 31 marzo 2009
Rimangono pochi per spedire un abstract al comitato scientifico della conferenza CONFSL 2009 la III Conferenza Nazionale sul Software Libero.
www.confsl.org
La conferenza vuole riunire sviluppatori, comunita’, enti pubblici, scuola universita’, aziende in un unico evento per fare in modo che le varie anime del software libero possano comunicare fra loro.
Se avete esperienze interessanti da raccontare spedite un abstract a confsl09articoli@cs.unibo.it
Ci vediamo a Bologna il 12 e 13 giugno!
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di Arturo Di Corinto. 31 marzo 2009
Clicca su continua per vedere la seconda parte…
(more…)
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di Pagina Tre. 31 marzo 2009
Che ci fanno tutti insieme: un fotografo di moda immerso nei colori di Pechino, un uomo sovrappeso sperso in alto mare a bordo di un pattìno, tre spietati ladri bambini, una spia internazionale e un sogno che è diventato umano?
Semplice: sono alcuni dei protagonisti dei quattrodici racconti di quest’antologia, che mette insieme i migliori talenti pescati da Enrico Piscitelli – dopo una spietata selezione – nel mare magnum di Internet.
È Rien ne va plus, gente! Dove si muore per amore, si ama da morire e si lotta per venire al mondo, mentre l’Arno straripa allagando Firenze e il diavolo scopre di essere diventato una blogstar.
L’antologia contiene racconti di: Giacomo Buratti, Paolo Cacciolati, Cristian Confalonieri, Concetta De Vincenzo, Raffaello Ferrante, Matteo Gallo, Ilaria Giannini, Francesco Lonetti, Davide Ottaviano, Matteo Pascoletti, Guido Penzo, Gianluca Pezzella, Salvatore Piombino, Alessandro Raveggi
LINK E APPROFONDIMENTI
Titolo: Rien ne va plus
Curatore: Enrico Piscitelli
Collana: I Jackpot
Uscita: febbraio 2009
Pagine: 203
Prezzo: 12 €
Isbn: 978-88-95744-08-7
di Pagina Tre. 29 marzo 2009
Dopo “Paulu Piulu”, uscito sempre per l’editore Manni nel 2005, Giorgio Morale, che vive a Milano ed è insegnante di Lettere negli Istituti di istruzione secondaria superiore, affronta questa seconda prova avendo alle spalle un esordio che ricostruiva una storia biografica attraverso la memoria.Qui invece, alla memoria si affianca il presente, ossia la vita reale che scorre e esibisce il suo conto quotidiano, pieno di segni di umiliazione, di corruzione e di dolore.
Siamo in un Centro di volontariato, a Milano, “estrema periferia”. Alcune donne, Ombretta, Martina, Vanna e Teresa, con l’aiuto di alcuni giovani, si spartiscono le incombenze. Chi passa dal Centro ha bisogno soprattutto di lavoro. Si cerca di fare tutto il possibile per trovarglielo, anche poche ore. L’assistenza agli anziani è il lavoro per il quale c’è più richiesta, però non tutti sono disposti, ad esempio, a vivere 24 ore su 24 in casa dell’anziano. Si vuole mantenere uno spazio privato per la propria vita.
Al Centro non son tutte rose e fiori come può apparire dall’esterno. Il clima che vi si respira è frenetico, perfino ossessivo. L’autore marca il presente con la sofferenza che sta dietro ciascuno dei protagonisti, e con le deviazioni che la vita impone pure a coloro che praticano un’attività rivolta al bene. La marcatura è anche grafica. Si trova il corsivo ogni qualvolta si entra nella vita delle persone.
La scrittura è secca, asciutta, quasi telegrafica. I personaggi vengono appena disegnati; i loro contorni sono resi da fatti e movimenti che li coinvolgono.
Si può anche dire che la precarietà della condizione che affligge i visitatori del Centro si trasferisce nei volontari, la cui integrità in qualche modo è intaccata. Compromessi, sotterfugi, spiate sono all’ordine del giorno e fanno del Centro un luogo di lavoro come tanti altri, se non addirittura peggiore. L’abnegazione, più apparente che reale infatti, non è il frutto di una vera e propria vocazione. Riscuotono un compenso economico che li rende consapevoli di una fortuna che manca agli ospiti, molti dei quali sono stranieri fuggiti dalla miseria del loro Paese. Si adeguano all’intrallazzo, sono bravi a carpire fondi dello Stato o della Regione, falsificando poi i rendiconti. Morale non ci nasconde il marcio che inquina iniziative che hanno almeno nel nome o nel progetto dichiarato ambizioni nobilissime. È dappertutto così? Il Centro di Milano può rappresentare una situazione diffusa? L’autore denuncia: “Per il lavoro usano la stessa logica. Indirizzano i poveretti da famiglie facoltose del loro partito o da aziende della Bassa della loro congrega – per essere più forti si sono messi in una Compagnia che ha sbaragliato la concorrenza. Così riforniscono i loro amici di manodopera a basso costo e per di più sono pagati dallo Stato perché trovano lavoro. Come se non bastasse, hanno il riconoscimento morale perché fanno del bene e li premiano con l’Ambrogino d’oro.”
Anche la Regione lombarda è presa di mira. Ci si torna a domandare, dunque, se l’obiettivo di Morale è finalizzato a evidenziare il malcostume di una parte politica in qualche modo espressione del cattolicesimo, o è più generale, giacché solo in quest’ultimo caso, nel momento in cui ci si addentra nel complessivo universo del volontariato, la denuncia può avere una qualche efficacia e rilevanza. Ciò che viene evidenziato, infatti, a carico della politica, e in questo caso a carico della Regione lombarda, è un malcostume noto e diffuso: “Pubblicizza bandi e appalti tardi perché un comune mortale possa usufruirne, e prima della scadenza convoca le associazioni amiche per decidere le parti.”; così pure il traffico ininterrotto di bustarelle, contropartite e quant’altro, rappresenta un illecito che l’operazione Mani Pulite non è riuscita, come è risaputo, a debellare. L’interesse più innovativo del libro, pertanto, sta nell’indagine sul volontariato, quand’esso però non si limiti ad una denuncia di parte. Guai, infatti, ad imputare ad una parte il tutto: “ha conosciuto il partito dei cattolici e ha fatto la sua fortuna.” Ne scaturirebbe un limite che inficerebbe le buone intenzioni dell’intera operazione.
Accanto di pari passo vanno avanti alcune storie di immigrazione, lo sfruttamento della donna, il consenso della famiglia che ne aspetta il guadagno, le violenze, le sopraffazioni, le vicende di Teresa, una collaboratrice del Centro, che racconta in prima persona. Anila è un’albanese che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi sfruttatori. Il Centro l’ha presa sotto la sua custodia. Difficile metterla sulla buona strada, finché sparisce, non se ne ha più notizia. File, che è la madre, è fuggita anche lei dall’Albania, non ha una buona opinione dei suoi connazionali: “Gli albanesi non hanno la logica del lavoro. Dicono di essere figli di conti e duchi. Se hanno bisogno di una cosa, gli deve essere data, procurarsela lavorando è poco dignitoso. Il lavoro, nessuno lo cerca. Se gli viene offerto, lo prendono e poi lo mollano.”
Il Centro, attraverso le disgrazie degli altri, è un’occasione d’oro per alcuni: “Siamo o non siamo quelli che fanno soldi con gli sfigati?” Il Centro è un business: “Prima andavano forte i tossici, adesso non più. Idem per i malati di Aids – a che scopo costruire case per loro? Anche gli stranieri ormai non tirano, li bruceranno tutti. Bisogna pensare alla nuova frontiera del volontariato: i ragazzi di strada, gli anziani, le donne maltrattate.” È un business soprattutto per il Presidente che, personaggio a tutto tondo (ha sposato la moglie “perché aveva capito che con lei non avrebbe avuto problemi”), è riuscito ad accollarsi vari incarichi (perfino la presidenza di una finanziaria che gli concede prestiti) che gli consentono di accumulare soldi e di comprarsi case in luoghi ameni: “Poi ha comprato nel centro di Milano una casa di duecento metri quadrati. Possiede inoltre una casa a Lipari e una a Rapallo.”
Il lato grottesco della sua personalità sta nel fatto che lui gli extracomunitari non può neppure vederli. Dice alla sua collaboratrice Teresa: “Guarda che io sto parlando seriamente, io sono per le crociate.”
Qualcuno cerca anche di approfittare sessualmente delle ragazze che si presentano al Centro: “Cominciava con una domanda, una carezza, prometteva favori e qualcuna che ci stesse la trovava. Facevano sesso in uno sgabuzzino. Si sapeva, eccome!”
Ne esce una raffigurazione squallida di un’attività che avrebbe tutt’altro fine. L’altruismo, la bontà, la generosità, la carità, l’amore, si sono trasformati in vizio e corruzione.
Si prova sgomento. Si resta increduli. Ed anche se poi assistiamo alla tenera storia di Teresa, che aspetta un figlio da un albanese tornato in Patria e decide di tenerlo (l’unica ad avere la vocazione giusta per lavorare al Centro), l’ambiente disegnato da Morale lascia l’amaro in bocca. Il volontariato ne esce scornato.
Ciò che resta esaltante e luminosa, sempre, è la scrittura, scarna ma efficace, precisa, graffiante. Lo era anche in “Paulu Piulu”, ma qui la materia è più ostica, la trama più composita, e perciò più intrigante la sfida. Si può dire che, dopo questa prova, Morale sarà sempre pronto a darci il meglio di sé.
La storia di Teresa è quella che evidenzia più di ogni altra i vari timbri della scrittura, le modulazioni quasi musicali dei sentimenti. Il lettore vi si adagia come per una lenta ascesa spirituale: “Ieri sera sono rimasta a casa. Una giornata così buia, come se non fosse mai nata. Stavo accucciata, lasciando che il calore che saliva dal letto lottasse col freddo che avanzava con la sera. Via via che il buio aumentava, la musica cresceva d’intensità. Una fiammella nella notte. Mi sono addormentata così, con la radio accesa. Stufa del vis à vis con lo schermo. Non aspettavo nessuno. A tratti mi destavo indovinando la pioggia nello spessore della notte.”
Anche il ritratto della madre di Teresa, una donna ancora orgogliosa di sé, resistente alle sconfitte della vita, fermamente legata al passato, merita una speciale attenzione: “Cova con gli occhi la sua catasta di legna, serbandola per un’emergenza. Quando ha freddo va a letto. Se non prende sonno, è di nuovo in piedi: si fa scaldare un latte e siede davanti alla tv.”
La vicenda di Teresa, nata da una relazione favorita dal suo lavoro, si distacca a poco a poco da quella del Centro, fino a contrapporvisi. Teresa si domanda come i suoi compagni di lavoro preghino: “O forse è ancora peggio, pregano come prima e fanno finta di niente.” La sua storia va letta come una risposta al male, che non può invadere e soffocare ogni cosa. Teresa lascerà il Centro, a significare che il bene non viene mai sconfitto del tutto; quando meno lo si aspetti, ecco che compare con tutta la sua forza a donarci di nuovo la luce. Il figlio appena nato di Teresa è quella luce: “Una volta nato, mi basta lui. Rannicchiato, gambe incrociate, manine chiuse, sfumature azzurrine. È fatto giusto per il mio braccio, per la mia mano.”
Infatti, non è un caso che, mentre in Teresa s’accresce la luce, il Centro inizia la sua disgregazione.
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
di Oriana Persico. 27 marzo 2009

Giusto il tempo di una breve pausa di sonno più allestimento spazi, e si arriva al secondo appuntamento: un REFF.ternoon (REFF + afternoon) dal mood rilassato in una location che da due anni a Roma, nel cuore del rione Monti, da vita ad appuntamenti culturali vivaci, fra presentazioni di libri, aperitivi, performance, corsi di fotografia, laboratori teatrali, gruppi di lettura ed esposizioni. Parliamo del Flexi, una ex-sugheria ristrutturata per diventare una deliziosa libreria-cafè, dove si può curiosare fra interessanti volumi, bevendo un bicchiere di vino e gustando ottimi menù dal sapore casalingo (i miei preferiti, il gateau di patate e le lasagne).
Nel bianco dominante dell’ambiente (pareti e mobilio), dove spiccano i loghi del REFF, viene presentato a partire dalle 18:00 il libro di Luca Neri “la Baia dei Pirati. Assalto al copyright”. Introduce Arturo di Corinto; a seguire, incontro con Luca Neri. Anche qui la saletta-proiezioni è piena e il dibattito vivace. La storia di Pirate Bay è lo sfondo per discutere di diritto d’autore, di come nasce si evolve nella storia a partire dal ’700, delle idiosincrasie insite nelle attuali normative, ma anche di quali strade possano seguire autori, artisti e giovani creativi per diffondere le proprie opere e trovare nuovi modi di innescare circuiti economici. A partire da una consapevolezza: la “pirateria” digitale (download e p2p in testa) è un fenomeno diffuso di massa che non necessariamente viene percepito come atto illegale, se non piuttosto come atto quotidiano. Come a sottolineare che in questa versione soft determinata dall’evoluzione tecnologica (niente a che vedere con i corsari, quelli veri dal movimento punk in poi, per i quali la pirateria è un atto cosciente di appropriazione e una pratica politica), pirati lo siamo un po’ tutti… E non c’è da stupirsi se un blog di arte si occupa di questi temi: diritto d’autore, proprietà intellettuale e annessi sono una parte integrante del dibattito contemporaneo sulla definizione di opera e di autore stesso.
La video-installazione “Flight SynEp” di Othe-r-ethO completa l’ambiente, regalando al pubblico un’esperienza intima e suggestiva. Pochissimo il tempo per prepararsi all’evento notturno dalle 23 in poi: REFF.jected.
Nel proseguio dell’articolo due spezzoni tratti dal dibattito realizzati dal giornale universitario Offline.
[Foto in alto: a sinistra Arturo Di Corinto; a destra, Luca Neri]
Fonte: ArtsBlog.it
Servizio fotografico completo su Flyckr
(continua…)
Tag: Aggiungi nuovo tag, Arturo Di Corinto, concorso internazionale RomaEuropaFAKEFactory, copyleft, Copyright, creative commons, creatività, esposizioni a roma, factory, fake, la baia dei pirati, libreria cafè flexi, luca neri, pirateria, reff, rione monti, RomaEuropa Web Factory.
di Oriana Persico. 26 marzo 2009

Ecco entrati nel vivo della due giorni. Al senato, presso la sala dell’Ex Hotel Bologna la conferenza-dibattito “Politiche culturali e gestione della proprietà intellettuale” diventa da un lato il “momento della rappresentazione pubblica”, e dall’altro il quadro teorico-interpretativo dell’operazione RomaeuropaFakeFactory.
Intensa la serie dei tre panel che si sono succeduti.
La mattina è dedicata alla contestualizzazione di arte, cultura e creatività nel contemporaneo e alla gestione delle politiche culturali: con le relazioni introduttive di Francesco “Warbear” Macarone Palmieri e Simona Lodi, che affrontano l’uno le relazioni fra autorialità e potere e l’altra la domanda cruciale “cosa è da scartare e cosa non lo è” in tempi di crisi, il dibattito si accende grazie agli interventi si Valerio Mattioli (giornalista e critico musicale), Casaluce-Geiger Synusi@-cyborg (artista e promotrice dell’azionismo post-umano), OtherethO (artista e membro più giovane del comitato scientifico del REFF), Gennaro (giudice, drammaturgo, danzatore e scrittore noto per la sua sentenza anti-copyright del 2001), Stefano Coletto (curatore della Fondazione Bevilacqua la Masa), Francesco Monico (direttore della Scuola Design&Comunicazione della NABA), Gianluca del Gobbo (fondatori di Flyer Communication, LPM e FLxER), Arturo Di Corinto (Osservatorio sulla Cultura della Regione Lazio) : moderano le sessioni, Rossella Ongaretto (architetto e designer) e un’incontenibile Valeria “Jemma Temp” Guarcini (performer e producer di LPM), capace di divertire il pubblico e stuzzicare i relatori con ironia e irriverenza.
Il Pomeriggio, dopo una sostenuta pausa-caffè, è il momento per un confronto serrato sulla relazione fra nuovi modelli di business e proprietà intellettuale. La relazione introduttiva di Alex Giordano ( saggista e fondatore di Ninja Marketing) offre una articolata visione di come emergano nuove relazioni fra marchi e uso-appropriazione degli stessi da parte degli utenti. “Cosa fare, come affrontare il nuovo mercato?” è questa la domanda che viene rivolta al tavolo, che alterna dubbi e risposte di Davide D’Atri (fondatore di Beatpick), Marco Fagotti (Anomolo Records), Francesco Magnocavallo (dir. editoriale di Blogo), Marco Scialdone (avvocato e docente alla Campus Link), Guido Scorza (avvocato e pres. dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione): a partire dalle diverse esperienze maturate come professionisti e giuristi, affiorano nel dibattito concetti come la possibilità di una coesistenza fra modelli commerciali e non commerciali, necessità, rispetto alla questione SIAE, il mandato non esclusivo, l’esigenza di una analisi critica e profonda del senso di autorialità e dei desideri che spingono gli artisti e rilasciare le proprie opere (il sogno di arrivare dal MySpace alla SONY, che non solo ha speranze minime di realizzarsi, ma che probabilmnte nel futuro non ha né spazio, nè possibilità di esistere…). Moderatore d’eccezione, Luca Neri, autore del libro “La Baia dei Pirati. Assalto al Copyright” (Cooper), in Italia per il lancio del volume appena uscito.
Nel complesso una giornata densa, alta l’attenzione e il coinvolgimento della sala fino alla fine, mentre il pubblico va via con il desiderio di continuare a discutere.
RomaEuropaFAKEFactory – ed è questo il senso della sua presenza in senato – diventa lo stimolo per la creazione di un Tavolo sulla Cultura Digitale da istituire all’interno della Commissione Cultura. Questo grazie al coinvolgimento attivo del sen. Vincenzo Vita (vicepres. della stessa Commissione) che, oltre ad ospitare l’evento, si impegna a sostenere la proposta. I tre panel iniziano ad esplorarne le prospettive e le tematiche scottanti che emergono nel complesso intreccio fra istituzioni pubbliche e private, economia, arte e interstizi: una contemporeneità che brucia, dove cade la logica della contrapposizione dialettica (l’aut/aut) e vince quella della relazione connettiva (l’et/et). Dove la contaminazione diventa necessità. Dove si afferma radicalmente un principio semplice: il diritto all’esistenza e la molteplicità (di fonti, punti di vista, identità, economie).
A breve saranno inoltre disponibili i video e l’audio integrali della giornata: nel prosegui dell’articolo intanto i video interventi di Derrick De Kerckhove e Carlo Infante.
[Foto in alto: sen Vincenzo Vita; di fianco a destra Simona Lodi, art director Piemonte Share Festival]
Fonte: Artsblog.it
(continua…)
Tag: Aggiungi nuovo tag, autore, carlo infante, cooper, copyleft, Copyright, creative commons, creatività, Derrick de Kerckhove, europa, factory, fake, fakefactory, fondazione bevilacqua la masa, francesco monico, innovazione, jemma temp, la baia dei pirati, lpm, luca neri, marketing, modelli di business, netart, open source.
di Arturo Di Corinto. 26 marzo 2009

GA.TE e Binario Etico sono lieti di invitarvi al prossimo corso di Linux
che si terrà presso GA.TE – Piazza Telematica della Garbatella.
Il corso si rivolge a persone che sanno già utilizzare il computer per le sue applicazione più comuni, da ufficio e da casa, e ha per obiettivo insegnare a fare le stesse cose con Linux e rendere poi autonomi gli utenti nell’uso del PC con Software Libero. (more…)
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