di FSUG Italia. 31 gennaio 2009
Domenica 8 febbraio si terrà a Lucca la conferenza: “Freerunner:
alternativa Opensource all’Iphone”. L’occasione sarà il
primo “Freerunner Party” nazionale, organizzato dall’associazione Luccalug.
La conferenza che si terrà alle ore 17 ha lo scopo di presentare l’
ultimo terminale messo in vendita dal progetto OpenMoko,
che mira a creare il primo dispositivo mobile completamente
Opensource.
Il telefono non ancora indicato per un pubblico di massa
offre già la possibilità di utilizzare diverse distribuzioni, oltre a
quella nata dal progetto OpenMoko, troviamo Android, sistema
operativo per cellulari sviluppato da Google.
Il dispositivo equipaggiato di wifi, bluetooth, accelerometri,
touchscreen, gps e naturalmente di un kernel linux, risulta appetibile
per tutti gli amanti del sistema operativo del pinguino che desiderano
espandere la loro passione al settore della tecnologia mobile.
Durante la conferenza verrà illustrata la storia, il presente e il
futuro del progetto.
L’ occasione sarà resa ancora più interessante dallo sponsor della
manifestazione nonchè rivenditore
ufficiale nazionale, che metterà a disposizione dei partecipanti uno
sconto sui dispositivi, assieme alla possibilità
di non pagare le spese di spedizione, visto che sarà presente.
L’invito è rivolto a chi non conosce questo progetto o a chi ne ha
sentito parlare ed è curioso, sia di toccare con mano, che di
conoscere
le prospetive di questa nuova comunità.
Per approfondire:
http://openmoko.org
Per partecipare all’evento è necessario isciversi qua:
http://luccalug.it/wiki/Freerunner

di FSUG Italia. 30 gennaio 2009
L’associazione culturale Openmind in collaborazione con KDE Italia, la
comunità di riferimento italiana per l’ambiente Desktop Libero KDE, è lieta
di annunciare TiRiLascio: KDE 4.2 Release Party. L’evento più atteso nella
comunità del Software Libero che viene realizzato in contemporanea a tutte le
altre comunità coinvolte nel progetto KDE in tutti i paesi dell’Unione
Europea e non.
TiRiLascio: KDE 4.2 Release Party*
- Quando: sabato 7 febbraio 2009, ore 9 – 14
- Dove: Villa Vannucchi, C.so Roma – San Giorgio a Cremano – NAPOLI
- Chi organizza: OpenMind e KDE Italia con il patrocinio del Comune di San
Giorgio a Cremano – Assessorato Nuove Tecnologie
La manifestazione, al fine di ottenere un utilizzo consapevole delle nuove
tecnologie, si prefigge di favorire la diffusione del sistema operativo
libero GNU/Linux, di favorire la libera circolazione delle idee e della
conoscenza e, come obiettivo primario, di presentare la nuova versione
dell’ambiente Desktop Libero KDE. L’ingresso è libero ed è rivolto a tutti
quelli che vogliono avvicinarsi a KDE e al Software Libero in generale e a
coloro che già conoscono KDE e GNU/Linux e vogliono conoscere la nostra
comunità.
Nel programma è prevista una breve presentazione di KDE Italia ai partecipanti
e l’introduzione a KDE evidenziando le funzionalità specifiche della versione
4.2. Durante la manifestazione, sponsorizzata da openSUSE, avremo la
distribuzione dei DVD dell’ultima versione della distribuzione; è inoltre
previsto un installation party dove sarà possibile mostrare i passi
dell’installazione di openSUSE 11.1 e Slackware 12.2.
Per ulteriori info:
http://www.kde-it.org/e107_plugins/calendar_menu/event.php?1233997200.event.8
Per contatti:
releaseparty@kde-it.org

di FSUG Italia. 30 gennaio 2009
Proposta: Legalizziamo la libertà, la condivisione e la conoscenza. Aboliamo i parassiti para-statali.
Leggevo i post di un “videonoleggiatore” su questo forum, che insisteva, e a ragione, che il p2p è un reato; di fatto la legge gli da ragione. Il punto è che non dovrebbe esistere un reato del genere. Il fatto che esiste una industria legata a forti interessi economici che a mio avviso dovrebbe essere riconvertita con il passare del tempo, e, odio ammetterlo, ma in questo campo negli states sono avanti a noi, soprattutto chi era legato alla produzione cartacea o di vecchi supporti.
Un grande errore nel loro ragianamento è quello di pensare che il materiale scaricato in internet corrisponda ad perdita di denaro, ma è falso, perchè il controvalore calcolato si base su un presupposto infondato. Si pensa infatti che se non si fosse potuto scaricare quell’album o film, la persona lo avrebbe comprato, e ciò non corrisponde a verità. Di fatto, sentendo soprattutto i ragazzi, che penso siano i maggiori consumatori di entrambi i mercati (legale ed p2p), si evince chiaramente che se non avessero potuto scaricare un determinato album non avrebbero comunque potuto o voluto comprera la costosa copia originale. E questo sarebbe una sconfitta anche per gli artisti, che ha fronte di un guadagno maggiore per la loro casa discografica, ne perderebberò in popolarità, in successo, e soprattutto in mancanza di spettattori ai loro concerti, fonte fondamentale di introito diretto per gli artisti. Quindi il prezzo di quella copia scaricata non rappresenta di per se nessuna perdità, in quanto quel CD (che sto ovviamente utilizzando ad esempio), non sarebbe stato acquistato comunque, a solo svantaggio dell’artista che si sente invece tutelato e dalla SIAE che dalla major.
Le leggi dovrebbero essere fatte a fatte per le persone e non per le major. Le major trovino da sole il modo di proteggere i propri contenuti. Sta a loro investire nella protezione dei loro contenuti, ed esistono tecnologie che consentono di farlo, solo che questo per loro vorrebbe dire investire; evidentemente preferiscono che stati piegati alle loro volontà, investano denaro dei cittadini per difendere i propri interessi.
Non c’è nessun motivo logico ( tranne interessi personali ) per cui uno stato dovrebbe mettersi a fare lo sceriffo della rete. Sono convinto che le forze dell’ordine preferirebbero fare di meglio che inseguire un 12enne attaccato a aMule o bittorent o DC++.
Il traffico di contenuti on-line senza fine alcuno di lucro non è a mio avviso un motivo per cui investire tempo, forze e denaro delle forze dell’ordine, che farrebero meglio a impiegarsi a tempo pieno verso chi rovina la rete con truffe, pedopornografia e altro.
Inoltre c’è una fiorente industria del “falso” o del “tarocco” a fine di lucro, che ancora campa, e che invece sarebbe il caso di fermare.
La vendita di “supporti fisici” troverà sempre più nemici nello sviluppo della rete, e non si può cercare di fermare il progresso solo per gli interessi di poche ditte, in maggioranza straniera (non mi riferisco ai videonoleggiatori). La vecchia europa dovrebbe dare il buon esempio ed esimersi dal fare leggi “ad-major”. E’ inevitabile che il video noleggio nel corso degli anni vada a sparire, in quanto non competitiva neanche con la possibilità di acquistare legalmente i film tramite rete. Figuriamoci con la condivisione. Secondo alcuni dovremmo punire chi scarica dalla rete, ma questo porterebbe la figura dello stato ad essere vista ancora più oppressiva e soppressiva di quanto già non lo sia.
Invece di stroncare la rete, dobbiamo imparare a convivere con le possibilità che essa offre. Se ci chiuderemo a riccio con leggi di oppressione (e questo vale anche per la libertà di espressione in rete), con il passare degli anni diventeremo rapidamente uno stato arretrato e non competitivo, legati a doppio filo alle volontà delle major.
Inoltre dovremmo finalmente liberarci della SIAE, simbolo di una editoria che sta morendo, e che la SIAE stessa contribuisce ancora di più a far morire. Con le possibilità offerte dalle licenze CC, vi è la possibilità di poter condividere eticamente e legalmente, senza questo scomodo intermediario (a meno di non fare dei CD). L’europa si è già espressa contro questo monopolista che attualmente rappresenta il vero parassita del mondo dell’editoria, della cultura, e della musica, in particolare con riferimento ai suoi famigerati “bollini”.
Ve la immaginate il cenacolo di Leonardo con sopra il bollino SIAE, oppure il David di Michelangelo? Data la grande crisi di valori ed ideologica che percorre questi tempi, direi che ci sarebbe più bisogno di arte, musica e film che girano liberamente ed arrichiscono la voglia di sapere e di conoscere soprattutto dei più giovani.
In un mercato come quello odierno c’è ancora bisogno di un dinosauro come la SIAE (all’inizio si occupava solo di pubblicazioni di natura cartacea), ingiustamente monopolista, anticoncorrenziale e parassita?
E per quanto riguarda la libertà di espressione, è secondo voi giusto che si debba ancora oggi parlare di censura per l’espressione del libero pensiero? E abbiamo ancora bisogno di un organo preistorico come l’ordine dei giornalisti, atto a frenare il libero pensiero piuttosto che a difenderlo? Devo essere per forza della lobby dei giornalisti per diffondere il mio pensiero? Oppure da paese moderno dovremmo garantire la possibilità di esprimersi a tutti, come dovrebbe essere in un paese civile?
Con questo voglio asserire chiaramente che la dottrina “francese” in merito è una pura follia, tra l’altro già sconfessata dall’europa, e ovviamente in contrasto con quello che possono essere i principi di accesso globale con cui la rete stessa è stata creata.
La sintesi di tutto è, di non fare leggi “anti”, ma di provare a fare qualche legge “pro” ogni tanto. Limitare ancora una volta la libertà del singolo, non solo non risolverà il problema (come già si è visto in tutto il mondo), ma lo aggraverà, caricando sempre di più il singolo di costi e di privazioni sul piano personale.
Ci vuole una legislazione moderna, che conosca la realtà della rete, che la capisca e che non provi stupidamente a contrastarla; e la storia ad insegnarci che le privazioni della libertà non hanno portato mai a niente, se non al cambio ed al ribaltamento “violento” (storicamente parlando) del potere, e noi italiani, dal 1848 in poi dovremmo averlo imparato bene. Non fermiamo la naturale evoluzione, cercando di ingabbiare ciò che i più ancora non capiscono, ma vediamo di seguirla e indirizzarla verso uno sviluppo più equo, per un miglioramente delle condizioni di vita generali. Quella che propongo non è una rivoluzione copernicana, ma solo il seguire con logica, rispetto ed intelligenza la normale via di sviluppo del nostro tempo, senza barricarsi dietro vecchie ma inutili certezze, perchè se in passato non avessimo seguito tale vià, penseremmo ancora di essere su un pianeta piatto al centro del sistema solare.
Scusate il sermone, e spero che le mie parole siano giunte alle orecchie giuste.

di FSUG Italia. 27 gennaio 2009
Personalmente non nutro una particolare stima per i vari schieramenti politici, ma devo riconoscere, quando ve ne è l’occasione, le proposte che mi sembrano più interessanti, come questa, o quelle più preoccupanti (vd. articoli sugli accordi del ministro Brunetta con Microsoft). Ci tengo a ribadire quindi che quest’articolo non ha alcun fine politico/pubblicitario, e non rappresenta nessun interesse di parte politica, se non per chi come me, ci tiene a difendere e diffondere la libera circolazione delle idee. Vi invito quindi a leggere quanto segue….
Tratto da: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/economia/aboliamo_il_contrassegno_siae.php
Il gruppo dei Senatori dell’Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per l’abolizione del contrassegno S.I.A.E. su CD, DVD e su tutte quelle opere d’ingegno che oggi vengono distribuite su supporti informatici.
Perché lo abbiamo fatto? Innanzitutto, il contrassegno viene istituito oltre 50 anni fa e riguardava soltanto i supporti cartacei. Oggi, questo contrassegno sopravvive in pochissimi Paesi europei: la Romania, la Grecia e il Portogallo. Chi lo vuole mantenere dice che serve per contrastare la pirateria, specialmente quella informatica. Noi diciamo che il contrassegno è un inutile vantaggio per la S.I.A.E., non contrasta la pirateria e, purtroppo, da sanzioni penali a chi non rispetta quest’obbligo di contrassegno.
L’Italia dei Valori ritiene che l’abolizione del contrassegno sia innanzitutto un notevole risparmio, consente una circolazione più libera di questi prodotti, e altra cosa deve rimanere la lotta alla pirateria, che va irrigidita, che va sostenuta, con atti reali, non con l’apposizione di un bollino. E’ un aggravio di costi che il cittadino non deve pagare.
D’altra parte, vi è una sentenza dell’otto novembre 2007 della Corte di Giustizia europea che dice: non si può far pagare ai privati per questo bollino, per cui di fatto è come se ci fosse un infrazione. A seguito di questa sentenza della Corte di Giustizia europea, anche la Cassazione ha detto che questo sovrapprezzo non è opponibile ai privati, quindi non va pagato. E se non va pagato, è giusto che il Parlamento si occupi di problemi concreti e cancelli questo odioso contrassegno.
Lascio a voi ogni commento, sperando che possa essere valutata la proposta senza cadere nella retorica politica.

di Arturo Di Corinto. 27 gennaio 2009
UBERMORGEN.COM
Superenhanced
OPENING & PERFORMANCE: Saturday, January 17, 2009 at 6.00 PM
From January 17 to March 7, 2009
3.00 – 7.00 PM, closed on Sunday
Fabio Paris Art Gallery is proud to announce the second solo exhibition by
the Austrian artist duo UBERMORGEN.COM, presenting the world preview of the
project “Superenhanced”, which is dedicated to the pressing issue of
torture. Though torture is banned almost everywhere, it has re-emerged
under a new set of names with the neutral, tidy, functional language of
marketing and branding. http://ipnic.org/superenhanced
(more…)
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di FSUG Italia. 26 gennaio 2009
giovedì 05 02 2009 ore 21.30 con Leonardo
http://lilik.it
Il copyright, i pirati, la retorica e il mercato.
La FIMI, la SIAE, i produttori e gli editori usano il termine “pirati”
con molta disinvoltura. Lo attribuiscono indistintamente a chi gestisce
traffici enormi di materiale contraffatto o ad adolescenti che
condividono qualche decina di mp3.
Se un pirata è chiunque metta in crisi il mercato dell’intrattenimento,
allora vediamo come funziona, chi lo governa, e cerchiamo di capire
perché alcune imprese fanno di tutto per blindare Internet pur di
difenderlo. Se ci convinciamo di non essere tutti dei pirati saremo più
bravi a costruire qualcosa di diverso.
il FLUG e Hacklab – Firenze
c/o Cpa Fi-Sud via Villamagna 27

di Partito Pirata. 26 gennaio 2009
Altroconsumo pubblica sul suo portale un disegno di legge della S.I.A.E. sulla pirateria digitale che pare sia già approdato sul tavolo del neonato Comitato tecnico presieduto da Mauro Masi . http://www.altroconsumo.it/giustizia/pirateria-digitale-la-siae-detta-le-regole-e-il-comitato-ubbidisce-s231153.htm Un Disegno Di Legge che non condividiamo affatto perché nelle sue linee guida non tiene conto dello spirito della Rete, si vuole responsabilizzare la Cartiera per quanto verrà scritto sulla carta prodotta, nella becera logica della censura e non della responsabilizzazione degli autori. Mentre nel Forum delle Nazioni Unite sulla Governance di Internet procede la proposta italiana di una Costituzione per la Rete che permetta a tutti di cogliere le opportunità di un futuro migliore, in Italia si tenta d'introdurre leggi e normative che vanno esattamente nella direzione opposta, che ci riportano a concepire il copyright come uno strumento censorio e non di sviluppo sociale. In Rete non mancano le proposte che vanno nella giusta direzione di una retribuzione effettiva degli autori e non degli intermediari, nella direzione di valorizzare il merito e non la speculazione ma ci si ostina a proporre mezzi coercitivi e punitivi della logica applicazione della tecnologia disponibile anziché trovare mediazioni per un giusto equilibrio fra i diversi diritti. La Direttiva Europea del 2000 ha escluso la possibilità di affidare ruoli censori ai provider ma tant'è che siamo europeisti solo quando conviene. Nella scorsa legislatura abbiamo avuto modo di interloquire con la Commissione Gambino e ci sembrava di poter finalmente aprire un dialogo di alto livello data la partecipazione alla stessa di tecnici qualificati, in questa troviamo solo politici e un organismo che nel nome degli autori cerca solo la giustificazione della propria esistenza.
leggi tutto
di Arturo Di Corinto. 26 gennaio 2009
Altroconsumo pubblica sul suo portale un disegno di legge della Siae sulla pirateria digitale che pare sia già approdato sul tavolo del neonato Comitato tecnico presieduto da Mauro Masi. Leggi qui
Un Disegno Di Legge che non condividiamo affatto perché nelle sue linee guida non tiene conto dello spirito della Rete, si vuole responsabilizzare la Cartiera per quanto verrà scritto sulla carta che produce, nella becera logica della censura e non della responsabilizzazione degli autori. Mentre nel Forum delle Nazioni Unite sulla Governance di Internet procede la proposta italiana di una Costituzione per la Rete che permetta a tutti di cogliere le opportunità di un futuro migliore, in Italia si tenta d’introdurre leggi e normative che vanno esattamente nella direzione opposta, che ci riportano a concepire il copyright come uno strumento censorio e non di sviluppo sociale. In Rete non mancano le proposte che vanno nella giusta direzione di una retribuzione effettiva degli autori e non degli intermediari, nella direzione di valorizzare il merito e non la speculazione ma ci si ostina a proporre mezzi coercitivi e punitivi della logica applicazione della tecnologia disponibile anziché trovare mediazioni per un giusto equilibrio fra i diversi diritti.
La Direttiva Europea del 2000 ha escluso la possibilità di affidare ruoli censori ai provider ma tant’è che siamo europeisti solo quando conviene. Nella scorsa legislatura abbiamo avuto modo di interloquire con la Commissione Gambino e ci sembrava di poter finalmente aprire un dialogo di alto livello data la partecipazione alla stessa di tecnici qualificati, in questa troviamo solo politici e un organismo che nel nome degli autori cerca solo la giustificazione della propria esistenza.
La Commissione Masi si era impegnata ad attuare un processo di consultazione , auspichiamo che non sia su una proposta come quella in oggetto e auspichiamo che vi sia una consultazione. Proposte di legge possono venire anche dalla Rete visto che è il soggetto di tale legge e in democrazia non è accettabile legiferare sui cittadini senza la loro partecipazione…… almeno rappresentativa.
Associazione Partito Pirata
Leggi le proposte di Frontiere Digitali per una riforma del Diritto D’autore
Sostieni la Proposta di legge sulle libere utilizzazioni
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di FSUG Italia. 25 gennaio 2009
“ Con Obama Linux alla Casa Bianca?“. Questa domanda me la sono posta lo scorso Novembre, qualche giorno prima dell’elezione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, il quarantaquattresimo. Un Presidente che, oltre ad una forte dose di speranza e novità, ci si aspettava potesse portare una maggiore visibilità al mondo del software libero. Ebbene, a due giorni dall’Inauguraton Day, sappiate che qualcosa già si muove in questo senso.
Secondo quanto riportato dalla BBC, infatti, tra una telefonata ai leader mediorientali ed un’occhiata alla crisi globale, il neo-presidente a stelle e strisce ha trovato il tempo di affidare a Scott McNealy, co-fondatore di Sun Microsystems, la stesura di un progetto relativo all’ adozione dei software open source nella pubblica amministrazione.
Sia chiaro, per ora si tratta solo di programmi, progetti e buoni propositi, ma il fatto che il delicatissimo argomento legato al software a codice sorgente aperto sia entrato nell’agenda del Presidente Obama rappresenta una grandissima svolta, pratica quanto culturale. E non dimentichiamoci che gli USA sostengono una spesa annuale pari a 400 miliardi di dollari per pagare le licenze dei software proprietari, ed una nazione che deve affrontare a muso duro una situazione poco felice sotto il punto di vista economico non può assolutamente sottovalutare una cifra del genere.
In attesa di sviluppi sulla faccenda, voltiamo momentaneamente pagina per dare uno sguardo a quanto accade in casa nostra, dove il ministro Brunetta ha firmato un accordo con Microsoft per la digitalizzazione di strutture pubbliche a costo zero. Non c’è che dire, sono letteralmente commosso dalla magnanimità di zio Steve Ballmer, da lui proprio non me lo aspettavo… e non azzardatevi a dire che l’azienda di Redmond avrà i suoi bei tornaconti perché non è vero… no, no!
Non sono certo uno di quelli che vogliono nominare “Obama Santo Subito”, anzi, in passato ho espresso dei dubbi su di lui, alcuni dei quali permangono, ma di fatto, una certa differenza si vede.

di FSUG Italia. 24 gennaio 2009
Capita spesso di incontrare certi nomi parlando di grandi personaggi nei movimenti per la cultura libera, senza però poter mai approfondire. Quest’oggi invece, vogliamo presentare a tutti chi è Lawarence Lessig, un grande della cultura libera, e delle libertà digitali. Per fare cio pubblichiamo una traduzione della sua biografia, che non ha certo bisogno di commenti.
Lawrence Lessig è un professore di legge alla Stanford Law School e fondatore della scuola “Center for Internet and Society”. Prima di entrare alla facoltà di Stanford, è stato professore di legge presso la Harvard Law School, e un professore presso l’Università di Chicago.
Per gran parte della sua carriera, il professor Lessig si è incentrato sul diritto e tecnologia, in particolare per quanto riguarda il diritto d’autore. Ha rappresentato website operator Eric Eldred in caso di “rottura a terra” Eldred v. Ashcroft, una sfida per il 1998 Sonny Bono Copyright Term Extension Act. Il suo lavoro accademico in corso si rivolge a un tipo di “corruzione”.
Ha vinto numerosi premi, tra cui il Free Software Foundation’s Freedom Award, ed è stato nominato uno dei “Scientific American’s Top 50 Visionaries”, per discutere “contro interpretazioni del diritto d’autore che potrebbero soffocare l’innovazione e il discorso on-line.”
Il professor Lessig è l’autore del Remix (2008), Code v2 (2007), Free Culture (2004), The Future of Ideas (2001) e del “Code and Other Laws of Cyberspace” (1999). E ‘nel consiglio di amministrazione del progetto Creative Commons, MAPLight, Free Press, Brave New Film Foundation, Change Congress, l’American Academy, Berlin, Freedom House e iCommons.org. Fa parte del comitato consultivo della Sun Light Foundation e LiveJournal. Egli ha servito alla board della Free Software Foundation, la Electronic Frontier Foundation, la Public Library of Science, e Publick Knowledge. E’ stato anche un editorialista di Wired, Red Herring, e dello Industry Standard
Il professor Lessig insegna e scrive nei settori del diritto costituzionale, i contratti, e la legge del cyberspazio.

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