Le regole della neutralitàdi Arturo Di Corinto. 7 settembre 2010
Facebook ha superato la soglia di 500 milioni di utenti. Il web ha superato il trilione di indirizzi unici e per il 2015 si stima che tre miliardi e mezzo di persone saranno collegate a Internet. Aumenta il tempo che gli utenti passano online sui social network (+22%), come pure gli investimenti pubblicitari (11 miliardi di dollari nel 2009) e l’ecommerce. Anche gli stati che praticano la censura e il monitoraggio di Internet secondo Reporters Sans Frontiers sono in crescita, mentre 5 milioni di computer ogni secondo vengono compromessi da consorzi criminali. Nessun commento.
UN CODICE AZUNI PER FARE RETEdi Arturo Di Corinto. 7 settembre 2010
Stefano Rodotà, presidente del comitato italiano per la Governance di Internet aveva detto: “per immaginare nuove regole per Internet potremmo fare come con il codice marittimo redatto da Domenico Alberto Azuni: formalizzare un corpus delle consuetudini d’uso di questa risorsa comune e condivisa che è Internet”. Mentre imperversa il dibattito sui diritti e doveri di Internet, nell’agosto 2010, ad un mese dal nuovo Internet Governance Forum di Vilnius, lo staff del ministro Brunetta rilancia l’idea di un “codice Azuni per la rete” offrendone una versione beta alla consultazione popolare sul sito azunicode.it. Non è una proposta di legge, ma una sorta di call for papers per raccogliere pareri e best practices sul mondo di Internet, un pre-codice, insomma, e raffinare le proposte fin qui fatte per una regolamentazione dal basso della rete da portare, forse, all’Onu. Nessun commento.
Wikileaks: quando trapela la notizadi Arturo Di Corinto. 7 settembre 2010
Wikileaks: quando trapela la notiza Amnesty International ha insignito nel 2009 Wikileaks del premio “International Media Awards” riconoscendone la meritoria azione informativa nel campo dei diritti umani. Wikileaks due mesi fa ha pubblicato gli “Afghan war diaries” che hanno messo in grande imbarazzo l’amministrazione Usa rendendo noti 76 mila documenti di intelligence circa le (pessime) modalità di gestione del conflitto afgano. Ed é subito scoppiata la polemica, ma senza che nessuno mettesse i dubbio direttamente la veridicità dei contenuti pubblicati. C’è stato chi ha accusato Wikileaks di “intelligenza col nemico”, chi di ingenuità e manipolazione, scorrettezza giornalistica e finanche attentato alla sicurezza dello stato. Mentre i suoi sostenitori e lettori aumentavano di numero, è stata avviata una vera e propria campagna di delegittimazione nei confronti dell’organizzazione no profit e del più celebre dei suoi fondatori, l’australiano Julian Assange, accusato di stupro da due donne che hanno poi ritrattato. Ma se indagare sulla fondatezza dell’accusa di stupro ci porta nel terreno delle più classiche cospirazioni, la seconda accusa necessita di essere approfondita. Ma il parallelo è sbagliato. In Italia ad esempio la Corte Costituzionale ha più volte spiegato che il “mercato” dell’informazione necessita di regole a garanzia del pluralismo di fonti e contenuti per un motivo preciso: alti costi di produzione, scarsità di risorse, oligopoli e concentrazioni possono determinare “difetti” informativi e il pericolo della manipolazione dell’opinione pubblica. Una situazione che evidentemente non è applicabile al web che ha bassi costi di accesso, risorse di pubblicazione virtualmente infinite e grande dispersione delle fonti visto che ognuno è editore di se stesso e può trasformarsi se lo vuole in “giornalista per caso” Nessun commento.
Fiume paganodi Pagina Tre. 4 settembre 2010
Laura Costantini, Loredana Falcone, Fiume Pagano
L’arruffato giornalista d’assalto Nemo Rossini, vero e proprio segugio della notizia nonché maestro di sarcasmo, e il più riflessivo luogotenente dell’arma Quirino Vergassola si insinuano nelle pieghe sotterranee dei movimenti neo-pagani, nostalgici della grandezza di Roma e del libero pensiero offuscato dal Cristianesimo. Le loro indagini si sostanziano di un gourmet degno di un Pepe Carvalho (nel menu: bucatini cacio e pepe; mezzemaniche alla gricia eccetera), nelle osterie della Suburra, con sapori odori atmosfere che non sfigurerebbero accanto a un Simenon. La commistione tra i generi giova a Fiume pagano: sentimentale, giallo, qualche venatura horror, stralci di romanzo storico. Il ritmo cresce col numero delle pagine; la narrazione diviene serrata (Viole(n)t red, noir delle stesse autrici edito lo scorso anno da Bietti Media, docet!) ma è bene non anticipare nulla per non togliere il piacere della lettura. Bella e gradita la citazione di Animula vagula blandula, poesia vergata in punto di morte dall’imperatore Adriano. Nessun commento.
Software Freedom Day 2010 e Debian/Ubuntu Community Conferencedi FSUG Italia. 2 settembre 2010
Ancora una volta, FSUGitalia, in collaborazione con l’ITC “A. Capitini – Vittorio Emanuele II”, con il patrocinio della Regione Umbria, della Provincia di Perugia e del Comune di Perugia, ha il piacere di invitarvi, il 18 settembre 2010, al Software Freedom Day. Software Freedom Day è un evento mondiale con circa 300 team partecipanti in tutti i continenti e 12 in Italia ( Brescia, Catanzaro, Cosenza, Enna, Feltre, Latina, Milano, Orvieto, Palermo, Quartu, Schio e ovviamente il tradizionale evento FSUGitalia a Perugia), pensato per promuovere il software libero in generale, con una certa attenzione per il mondo delle scuole e degli studenti. L’evento è organizzato a livello internazionale dalla Software Freedom International (Fondazione americana senza fini di lucro) in collaborazione con Google, Canonical, Red Hat e con il supporto di FSF ed FSFE. Il luogo dell’appuntamento perugino, come ormai da tradizione, sarà il Centro Congressi “Aldo Capitini” di viale Centova 4. L’evento, da sempre legato al mondo scolastico ed accademico, si avvale dell’ottima e duratura collaborazione tra FSUGitalia e l’ITC Aldo Capitni – Vittorio Emanuele II; dopo il riuscito coinvolgimento degli studenti nell’edizione 2009, quest’anno si è riusciti ad aumentare il numero degli interventi eseguiti dagli studenti della scuola, che ancora di più, si pone come soggetto attivo nella diffusione del software libero e dei suoi valori.
L’evento partirà con la sessione mattutina alle ore 9:00 con gli interventi introduttivi (e delle autorità convenute) e seguirà con gli interventi tecnici/specialistici degli esperti e degli studenti fino alle ore 13. Nel pomeriggio presso il “Dipartimento di Matematica ed Informatica” dell’Università degli Studi di Perugia, vi sarà uno spazio dedicato agli aspetti più pratici del software libero, alle installazioni ed alla risoluzione dei problemi tecnici. Oltre al team di FSUGitalia, ospite d’eccezione di quest’anno, direttamente dalla community di Ubuntu-it, Paolo Sammicheli. Prevista inoltre la partecipazione del “GNU/Linux User Group Perugia” e del CCOS, in rappresentanza delle attività locali legate al FOSS. Come di consueto inoltre, sarà prevista la partecipazioni di rappresentati degli enti locali (presto ulteriori aggiornamenti). Per maggiori informazioni potete consultare la pagina sfd10 del nostro wiki eventi, per i banner, volantini ed altro materiale, visitare la sezione “materiali“. Inoltre, grazie ad una efficace collaborazione tra i membri delle comunità Debian ed Ubuntu, l’Università degli studi di Perugia (nella persona del prof. O. Gervasi) e FSUGItalia si è riusciti a portare nel medesimo giorno, presso il Dipartimento di Matematica ed Informatica dell’Università degli Studi di Perugia (via Vanvitelli 1, Perugia), la “DUCC-It ’10″ ( la conferenza delle comunità italiane Debian-it ed Ubuntu-it). L’evento, sarà dedicato principalmente agli appartenenti attivi delle varie comunità, focalizzandosi, come di consueto, sulle attività di sviluppo, mantenimento, traduzione e promozione. Questo però non preclude in alcun modo la gradita partecipazione di pubblico interessato ad entrare in questo mondo dalla “porta principale”. A questa giornata si aggiungono inoltre il briefing di venerdì ed il debriefing di domenica (presso l’Hacklab “Projectz on Island” di Via Magno Magnini). Durante i giorni del DUCC-It ’10 sarà presente anche il nuovo Debian Project Leader, Stefano Zacchiroli. Per maggiori informazioni potete consultare la pagina duccit sul nostro wiki eventi. Disponibile qui anche il comunicato stampa ufficiale. Quindi riflettori puntati sull’evento di Perugia, senza dimenticare gli eventi nelle altre città da seguire con attenzione. Nessun commento.
La democrazia della rete alla festa nazionale di Emergencydi Arturo Di Corinto. 2 settembre 2010
Sei giorni per stare insieme – volontari, sostenitori, personale medico, amici e simpatizzanti -, per vedere, capire e confrontarsi. Giovedì 9 settembre * ARTURO DI CORINTO, Giornalista Nessun commento.
La nostalgia di Tahar Ben Jelloun, metafora dell’umano errare ,“illumina un sogno di farfalle”di Pagina Tre. 1 settembre 2010
Sempre in un continuo crescendo nell’intera silloge “una luce balena” e il poeta diventa cantore della persistenza della nostalgia. Essa avvolge immagini, ricordi, paesaggi, oggetti e interiori-interni, nella colorazione sfuocata, inafferrabile e dolorosamente ricorrente dell’alba e del tramonto che trascolora la ricerca di un’appartenenza. Il perdersi in un deserto, lentamente si configura come ricerca umana di identità, vita e morte, spaesamento e “fuggenza” dal reale. La poesia di Jelloun si svela insieme al respiro del vento che soffia sui ricordi, insabbia il dolore per poi rimandare al cuore, specchi di sé che riflettono e sconquassano alberi e mare. “Nelle notti d’esilio/ dal paese amato soffia un vento così forte/ da far crollare gli alberi di nostalgia/ e depositare le sabbie del Sud sui tuoi occhi chiusi./”. “Quando lo specchio, stanco di riflettere,/ cesserà di restituire immagini,/ quando il tempo, liberato dalle nostre urgenze,/ fermerà il suo andare,/ quando il colore, tradendo i sensi,/ si mescolerà alla grisaglia dei nostri mattini/ solo il gabbiano andrà/ a posarsi ancora sulle creste di schiuma/”. Tahar Ben Jelloun Nessun commento.
“Origine delle feste veneziane. Volume quarto” di Giustina Renier Michiel.di Pagina Tre. 1 settembre 2010
Giustina Renier Michiel Pubblicato “Origine delle feste veneziane. Volume quarto” di Giustina Renier Michiel. Dall’incipit del libro: “Malgrado le pubbliche allegrezze, manifestate a Venezia l’anno 1474 per la liberazione di Scutari, la Repubblica non avea tratto a dir vero, un gran vantaggio da questa guerra. Nondimeno uno ve n’era d’importantissimo per l’opinione pubblica; quello di aver vinto un potente nemico col quale non eravi speranza di poter conciliare una pace solida ed onorifica.” [Continua a leggere nella pagina Liber Liber dedicata a Giustina Renier Michiel...] Nessun commento.
“Creative Commons: manuale operativo”, di Simone Aliprandidi Pagina Tre. 1 settembre 2010
Senza tralasciare utili chiarimenti di natura concettuale e terminologica, l’autore entra nei dettagli tecnici del funzionamento degli strumenti proposti dal progetto Creative Commons, così da renderli comprensibili anche per i totali neofiti. Un’opera fondamentale per tutti coloro che sono interessati al mondo dell’opencontent e del copyleft. La presentazione dell’autoreLo spunto per questo libro specificamente dedicato al mondo Creative Commons è provenuto da questi ultimi anni di mia assidua partecipazione alle mailing list e ai dibattiti pubblici dedicati all’uso delle licenze, nei quali emergevano costantemente una serie di equivoci in cui gli utenti neofiti erano portati a cadere in modo abbastanza regolare. Di concerto con gli enti promotori di questa iniziativa editoriale (che ringrazio per l’intraprendenza e la lungimiranza dimostrata), ho pensato dunque che un manuale operativo senza fronzoli e tecnicismi potesse finalmente risolvere la situazione. Ovviamente, a coloro che si sono già avvicinati a questi argomenti attraverso la lettura delle altre mie pubblicazioni (soprattutto Teoria e pratica del copyleft, che rimane il testo più approfondito e più tecnico della mia produzione), sembrerà di fare un passo indietro, ma sono sicuro che anche costoro avranno modo con queste pagine di rinfrescare alcuni argomenti e colmare dubbi sui punti più ostici, legati all’applicazione concreta. Inoltre, la realizzazione di questo libro è stata l’occasione per tradurre finalmente in italiano interessanti testi divulgativi e materiali esplicativi finora disponibili solo in inglese sul sito di Creative Commons. Spero quindi che questa mia nuova opera serva da ulteriore incentivo all’utilizzo e allo sviluppo di modelli innovativi di distribuzione dei beni creativi, quali sono le licenze Creative Commons e tutti gli altri strumenti ad esse affini. Il sito ufficiale del libro: http://www.aliprandi.org/manuale-cc/ Nessun commento.
Vincenzo Pardini: “Banda randagia”, Fandango, 2010di Pagina Tre. 31 agosto 2010
“Donata era bella quanto misteriosa. La sua solitudine ne accentuava il fascino.” Donata è la protagonista del primo dei nove racconti, “La moglie del serpente”, che formano la raccolta. Nata già un po’ ritrosa, un tentativo di violenza subito da un compagno la segna ancora di più nel carattere. Dubiterà degli uomini. Non le andrà mai di parlare con altri della sua vita intima. “Essere aggredita, stuprata era un timore da cui non riusciva a liberarsi.” La sua natura e la terribile esperienza accentueranno in lei alcune perversioni latenti. Facilitata in ciò dalla sua bellezza, si troverà a vivere esperienze di forte morbosità. Non si sottrarrà nemmeno al desiderio di uccidere. Un serpente boa acquistato in un negozio cinese, da cui si sente attratta, la renderà protagonista di una insolita storia d’amore. La scrittura di Pardini è veloce, fatta di frasi stentoree. Il sesso vi compare come elemento dominante della vita, al quale nessuno può sottrarsi, e che riesce a far esplodere le più nascoste e inquiete verità su noi stessi. Anche Eldo, il protagonista di “Banda randagia”, è un tipo introverso, come Donata. Appartato, silenzioso, non ama intrattenersi con i compagni. Troverà una pistola e sarà spinto dal desiderio di uccidere. Pardini sta mettendoci in contatto con l’anima più tormentata e direi anche più animalesca dell’uomo. Sesso e aggressività lo contraddistinguono, e lo governano. Tanto più se vive asserragliato in una sua inquieta solitudine. Il ritrovamento di una pistola nella fabbrica dove lavora scatenerà in lui istinti omicidi: “Riprese sonno pensando alla pistola. Non l’avrebbe solo divertito, ma anche appagato di qualcosa che doveva ancora capire.” A volte sono i piccoli avvenimenti che scatenano l’imprevedibile: “Ebbe una sensazione che lo turbava e lo esaltava; la medesima di quando sentiva suo padre e sua madre fare l’amore.” Quella di Pardini è una scrittura meno dura, meno aspra, di quella che abbiamo conosciuto nel passato. Più letteraria, meno anarchica, senza quella ruvidezza terragna che incontriamo, ad esempio, nello stupendo racconto, “Broggi”, in “Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo”, uscito quasi contemporaneamente. In quei racconti i veri protagonisti, dominatori perfino degli uomini, sono gli animali. Qui l’indagine di Pardini si concentra sull’uomo. E, per l’occasione, sembra aver scelto di adottare modi un po’ più dolci prima di immergersi nella sua anima. I delitti compiuti da Eldo cadono sotto l’attenzione di un ispettore esperto, Gregorio Giurati, che si avvede che sono stati compiuti da uno stesso individuo. Comincia la caccia. Sarà un cane, Nerone, a metterlo sulle sue tracce. E una banda di cani randagi ad ucciderlo. Pardini si è concesso con questo thriller una specie di pausa dai suoi temi e dalle sue ambientazioni preferiti, un tentativo, non nuovo peraltro, di percorrere una strada che lo incuriosisce. Lo vedremo anche in altre storie di questa raccolta. Probabilmente la sua esperienza di guardia giurata l’ha portato a vivere situazioni in cui dominano i risvolti psicologici di una natura umana malata e inquietante: “L’assassino era figlio della negatività che lì allignava.” Un tale proposito di indagare l’anima umana appare ancora più evidente nel terzo racconto intitolato “Ferrovia parallela”. È un racconto tra onirismo e fantasy. Una strana locomotiva a carbone sta percorrendo una linea ferroviaria misteriosa, che attraversa stazioni presidiate, tunnel bui, lande desolate, foreste. Il protagonista, guardia giurata, deve sorvegliare due valigie dal contenuto sconosciuto. Lungo il percorso fa strani incontri. Molti sono soldati. Vede perfino dei mammut. Anche numerosi cadaveri. Grossi ratti. Si sente prigioniero di qualcuno, che non sa definire. I racconti vedono spesso delle guardie giurate in azione. Questo, in modo speciale. Confessa: “ho creduto di capire chi sono: un fantasma che vive d’ombra, ospite privilegiato delle tenebre. Lo ammetto: mi sono innamorato della notte come la più proibita e lasciva delle amanti. In essa, a mio modo, trovo conforto e comprensione.” Fa capolino anche l’invocazione a Cristo: “Un pensiero, allora, traversa la mente: che la mia faccia assomigli un poco a quella di Cristo sotto le scudisciate. Una preghiera inconscia. La stessa, m’avvedo, che non ho mai cessato di rivolgergli. Vorrei essere tutto Suo.” È un viaggio che agisce dentro il protagonista, volto a cambiarlo. Addirittura a distruggerlo. Sarà possibile difendersi solo con un atto di violenza. Egisto, il protagonista del racconto “Lo chiamavano orso”, è un bel ragazzo, che si accorge di essere attratto più dagli uomini che dalle donne. S’innamora di un coetaneo, Vittorio, ed inizia con lui un’avventura omosessuale. Si sente felice, realizzato. È il racconto più denso di umori, dove l’odore del grosso cinghiale che lo zio Berto vuole abbattere si mescola con quello forte del sesso. La caccia al cinghiale fa rivivere altre pagine memorabili di Pardini. A mio avviso, il migliore della raccolta, riassuntivo dei principali temi cari all’autore. Seguono altri racconti più brevi, ma tutti vicini per temperamento al racconto “Lo chiamavano orso”, ossia muniti di una solidità più consistente. “Lo chiamavano orso” segna dunque lo spartiacque tra due parti che sembrano avere ispirazione e consistenza differenti, delle quali la seconda appare la migliore. Una frase significativa del mondo caro ed evocato da Pardini, si trova nel racconto “Il coltellino”: “Non è vero che il passato si cancella. L’abbiamo intorno e dentro, ma non si lascia vedere, solo percepire.” Nessun commento.
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