Programmare è un po’ narrare

di Graffio: pillole di informazione digitale. 25 agosto 2010
Durante l’hackmeeting di Roma del 2-3-4 Luglio 2010 presso il centro sociale “La Torre”, ho tenuto, insieme a Vito e Francesco,  il seminario  dal titolo “programmare è un po’ narrare”.
L’intento del seminario, che è il frutto di un lungo lavoro di ricerca di Stefano Penge dal titolo “Analisi linguistica degli artefatti digitali” è quello di verificare se il codice sorgente possa essere analizzato dal punto di vista stilistico, linguistico, sociologico.
La partecipazione è stata decisamente numerosa ed attiva e, tutto sommato, la maggior parte dei partecipanti sembravano concordare con un approccio di questo genere, che tra le altre cose, restituisce ai programmatori la loro dignità di creativi!
A conclusione del seminario è stata presentata la proposta di creazione di un museo del codice sorgente.

“Siamo alla fine del millennio scorso. Per caso, un esploratore si imbatte in un continente sconosciuto, di dimensioni vastissime. Strade, città e biblioteche, e nelle biblioteche milioni di testi, scritti non in una sola, ma in decine e decine di lingue diverse. Testi diversi di autori diversi, dedicati ai fini più differenti, cortissimi e enormi, scritti a più mani, criptati, fondamentali o inutili. Scritti per essere usati, per essere letti o per essere analizzati e insegnati. Da una prima analisi di questi milioni di testi, sembra di poter dire agli esploratori che ci sono stati periodi, scuole diverse, mode. Che aree diverse del continente hanno prodotto autori riconoscibili, che a loro volta hanno insegnato e influenzato altri autori. Di tutto questo, niente è mai stato raccontato, né qui da noi né altrove. Il continente di cui vogliamo parlare è quello dei codici sorgente dei programmi. Più di 50 anni di letteratura, più di 5000 lingue diverse. Un corpus di testi dalle dimensioni quantitative enormi: l’archivio su web più noto di software OpenSource, SourceForge.net, contiene quasi un milione di “libri” diversi relativi solo agli ultimi 5 anni. Eppure nessun’indagine, nemmeno di ricognizione, è stata condotta finora da un punto di vista linguistico, stilistico, retorico. Quello che stiamo cercando di fare è trovare un posto a questo continente all’interno della cartografia, accanto ai territori più noti in cui si sono incontrate (persone e) discipline tanto diverse come linguistica e informatica; poi cercheremo di capire il perché di questo lungo nascondimento, e proveremo a immaginare l’apocalissi, cioè di modi concreti di comunicare la nostra scoperta al mondo.”

Il seminario è la prosecuzione di quello che tenne Stefano Penge 10 anni fa durante l’hackmeeting di forte prenestino. Si chiamava “lo zen e l’arte della programmazione”

http://www.onlynx.it/hi/strumenti/zen.html

Durante questi 10 anni Stefano ha proseguito la sua ricerca ed ha trovato altri compagni di viaggio.


Alcune brevi clip video del seminario che abbiamo tenuto ad Hackmeeting 2010.
Hackmeeting 2010: programmare è come narrare? Il museo
hackmeeting 2010: programmare è come narrare? raccontare una storia con il
codice:
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AvANa Story a ForteDb

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Quello che segue è la traccia scritta dell’intervento che ho fatto durante la trasmissione ForteDb che va in onda tutti i martedì su Radio Popolare Roma. E’ la storia di AvANa, soggettiva e parziale, molte di più sarebbe le cose da raccontare… ma intanto nei 15 minuti a mia disposizione ho raccontata questa parte.
Si può ascoltare la trasmissione intera (è la numero del 24/11/2009) sul sito  del forte, oppure ascoltare solo la parte relativa alla storia di AvANa (con un paio di pezzi musicali in mezzo).

Buona lettura :)

Gli inizi: la Bbs

Nel 90 c’è la pantera all’università, c’è l’Hip Hop che comincia a crescere anche in Italia e c’è il CyberPunk, che oltre ad essere una corrente letteraria legata alla fantascienza internazionale (Gibson, Sterling) in cui spesso i protagonisti erano degli hacker, in Italia si caratterizza anche come “riferimento” e immaginario per una scena che cresceva e che aveva una sensibilità particolare verso le nuove tecnologie sia come strumento di comunicazione dal basso e di condivisione di sapere, che come strumento che avrebbe cambiato il mondo della produzione e del consumo. Gomma di decoder diceva: “testa nella tecnologia e piedi nella strada”.

Questo è il clima in cui nasce AvANa BBS. Avana è un acronimo che scegliemmo che sta per Avvisi Ai Naviganti.
Mentre BBS significa Bolletin Board System. Si tratta di un computer che utilizza un software per permettere agli utenti di collegarsi via modem (telefono) dal proprio computer dando la possibilità di utilizzare sistemi di messaggistica e di condivisione di files.
Esistono diversi tipi di software per questo scopo. Noi ne utilizzavamo uno inventato da Tom Jennings, che neanche a dirlo si dichiara: punk, anarchico, libertario, omosessuale, hacker ed a favore del pirataggio di qualunque tipo di software commerciale.
Era stata però costituita una rete di bbs amiche che una volta al giorno scambiavano i contenuti di ciascuna bbs. In questo modo realizzavamo in maniera rudimentale un sistema simile alle mailing-list.

Oltre alle news dai centri sociali, si trovavano varie aree di discussione tra le quali democrazia elettronica, Radio Blisset, Avana research enterprise, un deposito di riviste elettroniche… e molto altro materiale.


William Gibson: la notte che bruciammo Chrome, Neuromante, Giù nel Cyberspazio (Count Zero), Monna Lisa CyberPunk
Bruce Sterling: la Matrice Spezzata, Isole nella rete, Mirroshades
Pat Cadigan: Mindplayers


Internet al Forte (il cablaggio del forte e i corsi)

La BBS diventa vecchia. Facciamo un salto in avanti. (il web nasce nel 91).
Decidiamo che è giunto il momento di portare internet al forte.
In una prima fase offriamo l’email attraverso la bbs che scambiava la posta con un server mail su internet. Devo dire lento e poco stabile, ma si sono alimentate storie d’amore a distanza tramite questo strumento.
Poi decidiamo di fare il salto anche in previsione dell’hackmeeting del 2000 che si svolgerà al forte.
Per realizzare il progetto abbiamo bisogno di cablare il forte per portare la connessione in tutti i laboratori, di almeno un paio di server dove mettere posta, mailing-list e siti. Uno funzionerà da firewall e l’altro da server. Ci servono un po’ di soldi per i materiali e i computer. Oltre a fare delle iniziative di autofinanziamento decidiamo di aprire una trattativa/conflitto con la rete civica del comune di roma rivendicando il diritto di accesso alla rete anche in scrittura come un diritto fondamentale. Grazie a questa campagna che coinvolge anche altre associazioni il comune apre un concorso di idee per finanziare le migliori. Riusciamo a farci finanziare ForthNet. La rete al forte!!!
I primi mesi del 2000 il forte è cablato, il server e il firewall c’è (più o meno, sarà configurato correttamente durante le nottate dell’hackmeeting del 2000).
Siccome senza la conoscenza era inutile aver portato internet al forte, contemporaneamente iniziamo a fare dei corsi per l’uso consapevole di internet (corsi di alfabetizzazione informatica ne avevamo fatti già prima).
I corsi erano gratuiti.  Nel frattempo cresce la nostra sensibilità verso il software libero, e le problematiche legate alla privacy ed al diritto all’anonimato che troveranno grande spazio nei jet net degli anni successivi.
L’approccio continua ad essere quello da un lato di mettere a disposizioni strumenti che siano abilitanti per la comunicazione, e dall’altro quello di promuovere un uso consapevole di questi strumenti. Per esempio ci sembrava fondamentale (e mi sembra tutt’ora) far rendere conto le persone che usare un indirizzo di posta di un provider commerciale significa essere esposto al rischio che in qualsiasi momento qualcuno potesse leggere tutta la propria posta.

hackmeeting/hacklab/Jet-net (verso il medialab) 2000 –> 2005

Nel 2000 (l’anno del giubileo) facciamo il terzo hackmeeting italiano: HackIt.
L’hackeeting è un evento collettivo organizzato a livello nazionale, principalmente tramite la mailing-list dedicata.
"E’ un incontro tra persone che hanno voglia di metterci le mani dentro, di condividere esperienze e conoscenze e che si battono per una comunicazione libera.
E’ un’occasione di aggiornamento tecnico di alto livello gratuito grazie allo spirito di condivisione che lo permea.  
E’ un’occasione di dibattito su argomenti importanti: lo sviluppo del software libero, i diritti in rete, la cooperazione sociale.
Ne viene fuori un’esperienza stupenda."
Decine di seminari di giorno e di notte, centinaia di hackers da tutt’Italia riempiono le cento celle del forte, migliaia di persone vengono ad assistere ai seminari e alle performance che si occupano di software libero, diritti in rete, programmazione, montaggio video, sicurezza informatica, etc…

La fine dell’hackmeeting lascia in dote ad AvANa la nuova configurazione del server e del firewall, una nuova iniezione di entusiasmo e di persone e la volontà di trasformare di nuovo avana net nel modello hacklab che in Italia si sta diffondendo sempre di più. Cioè un modello che prevede formazione, autoformazione e sperimentazione come elementi fondanti.
Diamo vita al Jet Net: i giovedi’ tecnologici di Forte Prenestino (poi diventaranno due appuntamenti settimanali: uno al forte uno alla Torre dove c’e’ un altro HakLab).
 Sono cicli di incontri e seminari  in cui principalmente in forma di workshop si insegna/impara come instalalre Linux, come amministrarlo, come programmare per il web, come fare siti, come fare grafica, come utilizzare il video. Sempre tutto rigorosamente gratuito e utilizzando software libero.
Si parlerà anche di mediattivismo, come fare Indymedia, come fare riprese in modo da non danneggiare i manifestanti, di autodifesa digitale, di sicurezza informatica, di ecologia digitale…. Insomma un sacco di carne al fuoco.
E’ importante notare che questi incontri sono stati molto professionalizzanti, non sono poche le persone che hanno trovato lavoro grazie a ciò che hanno imparato al Jet Net. Anche perché in quegli anni erano rarissimi i corsi sugli argomenti che trattavamo noi.
La storia si fa recente… e nel 2004 sospendiamo il JetNet per dar vita, insieme al laboratorio di Grafica e a mediattivisti sparsi nel forte al Medialab. La condivisione del sapere rimane modalità centrale… in un paio di anni riusciamo a tirarlo su… tra le altre cose era una stanza (con computer riciclati con linux installato) ad uso libero e pubblico usata sia dagli occupanti che aperta durante le iniziative.
Ora continua ad esistere e magari qualcun’altro/a ci verrà a spiegare come funziona, quali sono i principi e così via…

http://avana.forteprenestino.net

 

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La censura che avanza: non solo il decreto romani

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

E’ stato approvato il decreto Romani, che nonostante gli aggiustamenti sarà fonte certa di confusione e di censure preventive. Ma non è l’unica notizia di questi giorni che ci racconta di censure e menzogne dei nostri legislatori e media mainstream.

Si aggiungono infatti anche la censura del programma di Gad Lerner che voleva parlare della mega truffa messa in atto da Fastweb e Telecom, la decisione della RAI di sospendere i Talk Show estendendo le norme sulla par condicio (per quanto io odi i talk show è innegabile che si tratti di una censura bella e buona), e la menzogna del Tg1 a proposito della prescrizione del reato commesso dall’avvocato Mills che diventa assoluzione secondo i giornalisti della principale testata giornalistica radiotelevisiva italiana.

E che dire poi della sentenza del tribunale di Milano che condanna tre dirigenti di Google per violazione della privacy. Non bloccarono la pubblicazione di un video che mostrava un minore autistico. Si tratta del primo procedimento del genere al mondo. La sentenza introduce la responsabilità dei provider sui contenuti inseriti dagli utenti: anche in questo caso si spinge i provider ad applicare forme di censura preventiva. 

Di seguito alcune fonti varie che trattano questi argomenti… 

Il blog di Zambardino:

E’ passato il Romani: la rete sconfitta di misura

C’è aria di presa in giro: se l’AgCom resta arbitro-censore della rete per il livestreaming e per chiunque voglia fare una attività di tv regolare ma non commerciale, dove comunque una dichiarazione, anche se più leggera della registrazione è necessaria; se da oggi il presidente Calabrò dovrà occuparsi di tutela dei minori, in primis per la televisione ma, visto che i mezzi digitali sono equiparati, anche per internet; se le piattaforme come YouTubepotrebbero uscirne senza più la responsabilità di vigilare sui contenuti degli utenti (ma non è chiaro che sia così perché nel testo si parla, imprecisissimamente di “motori di ricerca”), ma comunque potrebbero essere trattate da tv commerciali tout court, come sembra capire all’articolo 4. Sembra salvo, nel senso che non c’è più, l’obbligo di rettifica, che sarebbe stato per molti blogger una deterrenza definitiva dallo scrivere di qualsiasi argomento non frivolo. 


 Da ZeusNews: 

** APPROVATO IL DECRETO ROMANI, MOLTI I PUNTI NON CHIARI **
La versione definitiva allontana lo spettro della censura da blog e siti, anche se restano alcune "zone grigie" su cui è bene vigilare.

http://www.zeusnews.com/news.php?cod=11957

** TELECOM ITALIA CENSURA GAD LERNER SU LA7 **
Il programma L’Infedele non andrà in onda a causa di un veto di Telecom alla puntata sullo scandalo che la riguarda. 
>> di Gualtiero Ripoldi

http://www.zeusnews.com/new 


Dal blog dell’avvocato Giudo Scorza

Il “nuovo” Decreto Romani: meglio ma non bene.
Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato il famigerato Decreto Romani.

Il nuovo testo è, sostanzialmente, analogo a quello precedente dal quale si differenzia per alcune importanti modifiche apportate all’art. 4 a proposito della definizione di “servizio media audiovisivo”…


Da Punto informatico.

Decreto Romani, modifiche approvate

Blog, motori di ricerca e siti Internet tradizionali sono esclusi dalla disciplina contestata. Dubbi per quanto riguarda la posizione di YouTube. Agcom resta sceriffo della Rete 

 


Appello alla RAI e all’ordine dei giornalisti su Facebook… 

La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini

 


Google, l’allarme di Rodotà
"Sentenza non diventi censura"

L’ex garante per la privacy commenta la condanna di tre dirigenti per il video delle percosse a un disabile: "Una lettura sbrigativa del provvedimento potrebbe rafforzare chi vuole imporre filtri alla rete" 


Caso Vividown, l’intermediario è responsabile (da Punto Informatico)
La sentenza emessa dal Giudice di Milano condanna tre dirigenti di Google per violazione della privacy. Dichiarati colpevoli per un video postato nel 2006 che mostrava maltrattamenti ad un bambino disabile

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dio ha telefonato in america: storie di ordinaria censura!

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Stavolta la mannaia della censura non ha aspettato neache che ci
fosse un pronunciamento di una qualsiasi autorita'! Si sono susseguiti
a distanza ravvicinata due casi.

La prima riguarda gli Yes Men, che sono stati "semplicemente" oscurati dal provider dove risiedeva il proprio
server a causa della pressione della ExxonMobil, grandissima major del
petrolio che, non avendo gradito l'ultima campagna degli Yes Man, ha
chiesto al provider che li ospitava di chiudere il loro server.
Il provider ha prontamente obbedito.

La seconda e' di casa nostra ma si estende sin negli States.
Molle Industria e' un gruppo che produce giochi on-line con l'intento di svegliare le coscienze sopite.
La sua ultima creazione si chiama "operazione pretofilia". Si tratta di
un gioco che lungi dall'essere pedofilo o pornografico riprende la
questione delle reticenze della chiesa in tema di preti pedofili. Lo
scopo del giocatore e' infatti quello di evitare di far arrestare i
preti pedofili distraendo i poliziotti o intimidendo bambini e genitori.
C'e'
stata una interrogazione parlamentare del capogruppo alla camera
dell'UDC che appellandosi alla legge contro la pedofilia ha chiesto la
cancellazione del gioco.
Molle Industria ha deciso a questo punto di cancellare il gioco per non rischiare la chiusura dell'intero sito.
Ma la rete e' spesso incontrollabile,  e nonostante il gioco sia
stato cancellato dal sito di molleindustria e' stato replicato in
decine di siti.
( http://www.systemcrash.nl/mirror/pretofilia.swfhttp://www.gmktg.it/op/pretofilia.swf).
Alcuni dei siti che hanno replicato il gioco sono ospitati da noblogs.org il servizio di blog di Autistici/inventati (dove e' ospitato anche il presente blog) :)

A questo punto il provider che ospita il serivizio di
Autistici/Inventati e' stato raggiunto da una mail di una associazione
non meglio identificata che chiedeva di offuscare l'intero sito (circa
700 blogs). 

Noblogs.org e' stato inraggiungibile per una giornata intera, ma gli autistici, come avevano garantito nel loro comunicato, lo hanno di nuovo messo on-line in brevissimo tempo con tutti (tutti) i contenuti.

Altre info:



 

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Wi-Max ennesima occasione persa!

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Non sono bastate le 120 mila firme raccolte dal partito pirata a scongiurare l'ennesimo regalo del governo italiano alle grandi aziende della comunicazione!!

Il ministro Gentiloni ha presentato il bando di gara per l'assegnazione delle frequenze Wi-Max. Wi-Max è una tecnologia wireless che usa però
delle frequenze radio differenti che conconsentono di coprire vaste aree di
territorio (una sola antenna sembra sia in grado di coprire un'intera
vallata alpina).
Saranno 35 le licenze su base territoriale messe all'asta dal governo italiano. Presentato come un passo fondamentale per garantire il diritto d'accesso alla rete rappresenta in realtà l'esatto contrario: l'ennesimo recinto alla rete!

Le aste per l'assegnazione delle licenze partiranno da una base media di piu' di un milione di euro con punte di quasi 3, come nel caso della provincia di Milano. Fanalino di coda la Valle D'Aosta con 40.000 euro (avete letto bene 40 mila)
E chi potrà permettersi di partecipare alle aste con queste cifre di partenza? Ovviamente le poche grandi imprese delle telecomunicazioni.
Cosi' ancora una volta ci troveremo nella situazione in cui pochi godono di una risorsa di tutti (le frequenze) facendole pagare ai molti consumatori.

Non che ci aspettassimo regali, ma il ministro si e' dimostrato completamente sordo alle richieste di molti nella rete che chiedevano di non assegnare tutte le frequenze con un'asta e di lasciarne un terzo ad uso libero e senza fini di lucro. Nulla da fare! Ennesimo schiaffo ai cittadini! Ennesimo regalo agli oligopolisti della comunicazione!

Grazie signor ministro!

Per approfondire:
* Lettera aperta al Ministro Gentiloni
* Articolo su Punto Informatico
* La notizia dell'annuncio su Repubblica
* L'appello del Partito Pirata: Liberate il Wi-Max
* Precedente articolo su questo blog

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Microsoft piega ISO. Approvato OOXML come standard internazionale.

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Uno standard per i documenti per applicazioni d’ufficio esiste da diverso tempo. Si chiama ODF (Open Document Format). E’ un formato libero e aperto, basato su XML, per i file tipo fogli di calcolo, documenti di testo, presentazioni, grafici, ed e’ stato approvato da ISO da un paio di anni. Ma la Microsoft ha pensato bene di presentare una propria proposta di standard internazionale per lo stesso tipo di file: OOXML per l’appunto.
La domanda è: che bisogno c’e’ di definire un secondo standard se ne esiste gia’ uno?

Lo standard serve a garantire che i documenti siano modificabili con
qualsiasi programma di office automation, che non si formino monopoli,
che non si leghino gli utenti ad un unico fornitore: interoperabilità!!

Saggezza vorrebbe che i produttori di software si attengano allo
standard esistente. Ma la Microsoft non e’ un produttore come gli altri.
La Microsoft e’ talmente insensibile al tema dell’interoperabilità che,
a quanto pare, il formato degli stessi files generati dalla suite
Office è diverso tra loro: Word salva con un formato, Excell con un
altro e cosi’ via.


Le critiche non si sono fatte attendere
.
Non tanto verso Microsoft che fa il suo mestiere e tenta con tutte le
forze di mantenere la sua posizione dominante nel mercato, ma nei
confronti di ISO (International Organization for Standardization), il
cui meccanismo di analisi delle proposte di standardizzazione a detta
di molti sta facendo acqua da tutte le parti. Intanto un primo effetto
le critiche lo hanno ottenuto: l’Unione Europea ha aperto un’indagine
per verificare se sia stato sfruttato l’abuso di posizione dominante
sul mercato per ottenere la standardizzazione
.

Ed oltre alle critiche stanno iniziando anche le prime proteste:
Steve Pepper, ex chairman dello Standards Institute norvegese, ha
organizzato per il 10 aprile una manifestazione pubblica ad Oslo, sotto
il palazzo dove si riunisce la commissione ISO, per affermare che "La
Norvegia deve dire no a OOXML!".

Per approfondire:

 

 

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Ennesima censura italiana: stavolta tocca a Pirate Bay

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Riporto (senza parole) l’annuncio di Pirate Bay.

Fascist state censors Pirate Bay

We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of
speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block
our site since we can help spread information that could be harmful to
the dictators.

This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as
one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now
they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi.
Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a
lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to
stay that way – so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a
shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not
support Berlusconis empire.

We have had fights previously in Italy, recently with our successful
art installation where we had to storm Fortezza in order to get our art
done. And as usual, we won. We will also win this time.

We have already changed IP for the website – that makes it work for
half the ISPs again. And we want you all to inform your italian friends
to switch their DNS to OpenDNS
so they can bypass their ISPs filters. This will also let them bypass
the other filters installed by the Italian government, as a bonus. And
for the meanwhile – http://labaia.org works (La Baia means The Bay in Italian).

And please, everybody should also contact their ISP and tell them
that this is not OK and that the ISPs should appeal. We don’t want a
censored internet! And the war starts here…

————

Lo staff del sito ha temporaneamente cambiato i propri indirizzi IP,
consentendo ad una parte degli utenti italiani l’accesso al servizio,
ha registrato un nuovo dominio http://labaia.org/ e consiglia a chi si trova in Italia di usare il servizio OpenDNS per aggirare la censura delle autorità di Roma.

altre info:

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Standard OOXML, ISO screditato!

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Lo scrivono ufficialmente i rappresentanti di Cuba, Paraguay, Ecuador, Venezuela, Brasile e Sud Africa al termine del Congresso Internacional Sociedade e Governo Eletronico (http://www.consegi.gov.br/), tenutosi a Brasilia dal 27 al 29 agosto.  

Secondo i rappresentanti dei 6 paesi, molto avanti nell’introduzione del software libero nella pubblica amministrazione,  mentre fin’ora per impiegare software e formati nella PA questi dovevano soddisfare i requisiti degli standard ISO, dopo l’approvazione dello standard OOXML (proposto da micrsoft che si sovrappone ad uno standard già esistente) ciò non sarà più automatico.

 La credibilità dell’organizzazione che si occupa di standard sta iniziando a scendere in maniera verticale, e mentre fin’ora si trattava di critiche di singoli, organizzazioni, aziende, ora cominciano a farsi strada prese di distanza ufficiali di importanti governi.

Per approfondire:

 

 

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FLaCHi e il maestro unico

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Recentemente ho avuto la fortuna di partecipare ad un progetto europeo per l’insegnamento della seconda lingua nelle scuole (FLaCHi Foreign Language for Children). Il progetto prevede l’insegnamento della seconda lingua attraverso l’uso di un gioco, da tavolo e on-line, il cui nome è Langopolis,
appositamente studiato, che si articola all’interno di un ambiente
(villaggio) che i bambini devono popolare (anche con oggetti da
costruire) con le loro storie.
Il metodo incentiva il lavoro di gruppo sia in presenza che a distanza.


Sebbene
i maestri e le maestre delle scuole slovene e italiane che hanno
partecipato al progetto avessero evidenziato le difficoltà di
sperimentare il metodo nel poco tempo a disposizione, al termine della
fase di sperimentazione i maestri hanno espresso la loro soddisfazione
per i successi di FLaCHi.

In particolare mi ha colpito il racconto (documentato da bellissimi video) di una maestra che asseriva che durante
le attività di FLaCHi cadevano i pregiudizi tra i ragazzi di
nazionalità differente e venivano meno le difficoltà comportamentali
dei bambini
.

Mi è
venuto in mente che attraverso l’adozione di un gioco del genere
(ops… intendo dire di un metodo del genere) si potrebbe insegnare
anche l’italiano ai bambini immigrati, oltre che la seconda lingua agli
alunni di lingua italiana.

Uscendo
dalla presentazione ho incontrato un amico maestro che mi ha parlato
della riforma Gelmini. Diceva che la riforma della Ministra Gelmini
riporterà indietro la scuola di decenni, colpendo in particolare le
scuole elementari che, anche secondo l’OCSE, sono le uniche scuole
italiane che hanno un livello di eccellenza.

Se questo è vero non lo so.
Quello che so è che è che attività come Langopolis, come molte delle
attività che fanno uso o sono legate alla tecnologia, in particolare se
collaborative, hanno bisogno di competenze complesse e capacità di
lavorare insieme che spesso una sola persona non possiede. In special
modo se si tratta di persone di età superiore ai 50. Quello che ci
hanno raccontato quegli insegnanti è che per utilizzare Langopolis c’e’
bisogno di tempo. Invece il mio amico maestro mi dice che la riforma
Gelmini (re)introduce il maestro unico e diminuisce le ore di lezione.

Mi domando quale fosse il senso delle 3 I della campagna per le scuole del precendete governo Berlusconi. Ricordate? Intenet, Inglese, Impresa.
Ed ecco l’illuminazione: forse delle 3 l’unica I che la ministra
Gelmini persegue è quella di Impresa. Nel senso di sminuire sempre di
più il sistema scolastico pubblico forse in favore di quello privato?

riferimenti:

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La Cina è vicina!

di Graffio: pillole di informazione digitale. 17 agosto 2010

Ennesimo assalto alla libertà degli utenti di Internet.

Negli anni sessanta questo slogan veniva gridato per indicare che anche in Italia era alle porte una rivoluzione comunista.
Oggi purtroppo siamo costretti a constatare che il governo italiano adotta misure repressive e censorie che sempre di più lo avvicinano alla Cina, a detta di molti uno dei paesi con minore libertà in rete.

Ieri è stato approvato in senato il "pacchetto sulla sicurezza".
Nel testo della legge (art. 50bis) si legge: "Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attivita di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorita giudiziaria, puo disporre con proprio decreto l’interruzione della attivita indicata, ordinando ai fornitori di connettivita alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine".

A prima vista non sembra un gran cambiamento rispetto alla situazione attuale. Ma a ben guardare non è così.
In un paese democratico il compito di prendere decisioni repressive è affidato all’autorità giudiziaria. In regimi di polizia questo compito ce l’ha la polizia. In questo maledetto paese siamo molto avanti: secondo il pacchetto sicurezza è direttamente il ministro dell’interno che può ordinare la chiusura di un sito e/o che questo paghi una sanzione pecunaria fino a 250.000 euro.

altre info:

 

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