This booklet is intended to provide policy-makers with a basic overview of Internet and Internetrelated technologies.
The aim is to provide a user-friendly reference guide to some of the key technologies that are at the core of the Internet. We hope that this will provide a valuable reference tool, cutting through the jargon and demonstrating the functioning of the open Internet, on which so many civil rights and so much economic activity now rely.
ORESTE FORNO, L’altra montagna (quella che porta più in alto delle cime), Bellavite Editore, Missaglia (LC) 2011, pp. 160, € 13,00. Codice ISBN: 978-88-7511-174-8
Il sole radente di un pomeriggio di novembre illumina il volto di Oreste. Seduti attorno, un gruppo di ragazzini che da Milano abbiamo portato in diga, da lui . Sono uomini che si faranno, nonostante ora abbiano tutte le intemperanze e le impertinenze dei giovani ‘metropolitani’. Oreste, iniziando a raccontare, li ha progressivamente avvinti, e ora sentono il freddo in un crepaccio dello Shisha Pangma. È bello vederli così, in silenzio finalmente, assorti e in tumulto nel loro intimo…
L’altra montagna
Lo stesso effetto ha prodotto su di me la lettura dell’ultimo libro di Forno, in cui per altro quello stesso incidente del 1985 viene raccontato (pp. 54-63). Un incidente grave, ma non sufficiente ad aprire totalmente gli occhi: «L’avere visto la morte in faccia non aveva influito più di tanto su di me. Era stato un incidente come ne possono capitare tanti, e quando le ferite si furono rimarginate la mia vita riprese come prima» (p. 62). La montagna, come la vita, bisogna saperla guardare e l’acutezza della vista è questione di maturità interiore più che di diottrie.
In fondo questo mi pare il tema profondo del libro: un lungo apprendistato della capacità visiva del cuore.
Oreste Forno è stato un grande himalaista, leader di spedizioni sulle più alte montagne di mezzo mondo…; ma la saggezza, come tutti, ha dovuto conquistarla palmo a palmo. Raccontando il volto privato della sua vicenda esistenziale, mette a nudo con notevole coraggio una verità che in fondo tutti sappiamo: affermare che la montagna ispiri ‘necessariamente’ buoni sentimenti e virtù è pura retorica, a volte ipocrita. La montagna – come ogni ambiente naturale, grandioso o quotidiano, aspro e selvaggio oppure consueto e tranquillizzante – è un miracolo di bellezza e di Sapienza. Ma il suo valore ed effetto esistenziale dipende da noi, da come la guardiamo e percorriamo. Al di là della retorica, sappiamo benissimo che i moventi dell’alpinismo possono anche essere mediocri, se non addirittura negativi: desiderio di rivalsa, superbo e al tempo stesso insicuro, con le sue invidie e i suoi egoismi, forma mentis da predatore, ignaro del ‘dono’.
Con candore, Forno ammette che, al crescere della fama e della pressione degli sponsor, una tale mentalità funzionalistica era penetrata anche in lui.
Ma la vita, a chi sa ascoltarla, bussa al cuore, talvolta con discrezione, in altri casi con la violenza di una picconata: la morte di alcuni amici, l’amore per Ombretta – sua moglie: «a quarant’anni cedetti al cuore e mi sposai. Un fatto strano, che non entrava nei miei piani» (p. 39) –, la nascita dei figli. La vita aiuta a guardare più in là, a orizzonti di senso più vasti… Nel pieno della condizione, Oreste prende una decisione, scioccante per i più: abbandona l’alpinismo di punta per riviverne il lato ‘umano’. Editore e fotografo di montagna prima, custode di impianti idroelettrici in quota ora. Resta comunque nel suo elemento (la dedica al libro è esplicita: «Alla montagna, che mi ha fatto toccare il cielo»): vita di montagna e in montagna.
Sette vette con occhi nuovi
Spogliato dal bisogno di conferme esterne e dall’ansia da prestazione, l’occhio mette meglio a fuoco. Si accorge di una moltitudine di doni immeritati. Il silenzio diventa eloquente (la ‘vita contemplativa’ è ben più intensa e feconda di relazioni di quanto i più intendano).
Germoglia la decisione di salire da solo e di pernottare in vetta a sette «montagne del cuore». E va bene anche se cambiano i piani: a volte la montagna respinge. La mentalità funzionalistica si inalbera, ne viene frustrata, si intestardisce. Ma quando si coglie che tutto ha un senso e che tutto è dono, i progetti scompigliati possono riservare esperienze ancora migliori: è il caso del Monte delle Scale anziché il progettato Bernina, o il Pizzo Porcellizzo al posto del Badile. Sei pernottamenti in vetta nell’estate del 2003 , per concludere con il Cornone di Blumone due anni dopo.
Passo dopo passo – ci racconta Oreste – cambia il modo di vedere gli altri, tornano al cuore gli amici lontani, soprattutto si riaffaccia la figura del padre. E la presenza costante di Ombretta e dei ragazzi. E, inarrestabile, torna in scena quel Dio a lungo messo in un angolo. È proprio la progressiva riscoperta di Dio ad aprire gli occhi e a dare un valore nuovo a tutti gli altri incontri. Si può parlare – mi pare – di un vero e proprio “itinerarium mentis in Deum”, in grado di pacificare il cuore e di rischiarare l’intelligenza.
Convincente!
Torno un momento a quel pomeriggio di novembre sopra la diga della Val dei Ratti (non si pensi a frotte di topi: la valle trae nome da una nobile famiglia comasca che qui ebbe suoi possedimenti).
In salita, prima di arrivare al paese di Frasnedo, prima dunque dei racconti di Oreste, uno dei ragazzi più acuti – un tredicenne che si era in precedenza un po’ informato sulla biografia di Forno – mi confida a bassa voce (traslittero…): «Incredibile! È un grande alpinista ma ci si presenta come un qualunque custode di dighe. Zero ostentazione!».
Questa credo che sia la forza pedagogica del lungo impegno culturale di Oreste. Proprio perché nasce da un’esperienza personalmente vissuta e sofferta, convince. E, naturalmente, traspare meglio dalla sua persona che dalle mere parole.
La visione ‘contemplativa’ dell’alpinismo è spesso giudicata con sufficienza o irrisione dagli ‘agonisti’, che la interpretano come consolazione dell’incapacità o impotenza. E a volte realmente lo è. Ma certo non nel caso di Forno, che ancora a lungo sarebbe potuto figurare nell’alpinismo di punta. Qui davvero è cosa più profonda e radicale.
Il sole sta tramontando. È tempo di lasciare Frasnedo e di scendere alla diga e poi giù ai pulmini: neanche un’ora di cammino. Ma ancora sul selciato del paesino, uno dei ragazzi scivola e si storce un po’ la caviglia. Resto indietro con lui, che scende lento.
Abbiamo appena sentito il racconto dell’odissea di Oreste, che con il bacino fratturato viene fatto discendere dal ghiacciaio del Shisha Pangma al campo base e pochi giorni dopo, a dorso di yak (!), fino agli automezzi.
Sarà per questo, ma a quel ragazzo non è sfuggito neanche un lamento.
Approfondimento in rete: http://www.oresteforno.it/
Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “retweeting”. Solo la consapevolezza genera impegno
Arturo Di Corinto
per E-il mensile di Emergency di Febbraio 2012
All’nizio c’era l’attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l’”activism”, é l’azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. Poi è venuto l’hack-tivism, l’attivismo al computer, l’azione diretta in rete con tecniche da hacker, e dopo ancora il media-attivismo, l’uso consapevole e critico di telecamere, televisioni di strada e web-tv autogestite. Oggi va di moda l’attivismo 2.0. Giovani e meno giovani hanno abbracciato i social media (il web 2.0) per promuovere campagne sociali e fare attivismo oltre le forme tradizionali degli scioperi, delle occupazioni, dei boicottaggi, dei cortei e delle petizioni virtuali.
Questa nuova forma di attivismo che si esprime nel “Mi piace” di Facebook, nel commentare un video su Yutube o “retwittare” un post, pretende di contribuire a una singola causa con un piccolo atto pratico, un semplice click, ma spesso si risolve nel suo peggiore estremo, il clicktivism. Puoi twittare una causa e votarla su Facebook senza coinvolgerti in nessuna azione diretta o sentire che sei importante per il suo successo. Quel gesto ripetuto si trasforma allora in “slacktivism”, l’attivismo fannullone che non si interessa di come è andata a finire. Magari un piccolo click ci porta a impegnarci in una cosa successiva, ma la maggior parte delle cause richiede più di un semplice click. Soprattutto, se questi click non producono azione e cambiamento, c’è il rischio di diventare cinici e smettere di crederci. Perciò anche se qualcuno usa i social media come parte della propria strategia di cambiamento non vuol dire che li stia usando strategicamente. Ci sono tanti modi di perdere tempo in campagne che non cambiano niente. E non dipende dal fatto che gli strumenti sono inefficaci, ma perchè vengono usati male. Per essere efficaci quei click vanno collegati alle opportunità quotidiane di reagire off-line alle ingiustizie di cui siamo testimoni ogni giorno. Un solo click non basta.
Per quanto potrebbe sembrare uno gioco di parole (volgare aggiungendo un paio di lettere), ci troviamo a commentare l’ennesima minaccia nei confronti della libertà in rete, o se vogliamo, l’ennesimo tentativo di realizzare un legge bavaglio scritta con quella che sembra essere una mediocre compenteza in materia (opinione personale), ad opera dell’onorevole Giovanni Fava della Lega Nord.
Giovanni Fava (Zeus News)
Si ripropone infatti la possibilità di imporre ai provider l’obbligo di rimozione di contenuti ritenuti violazione dei diritti d’autore, su richieste di , senza passare dalle autorità competenti (aggiunta delle parole “o di qualunque soggetto interessato” dopo “autorità competenti” sul testo precedente), con un meccanismo privo di una verifica giudiziaria. In altre parole, in modo onestamente poco ragionevole si propone una sorta di “Far West” o, se vogliamo, di una nuova caccia alle streghe in nome del copyright.
Anche se il tema è il “copyright”, è ovvio come tale meccanismo possa riflettersi sulla libertà di espressione stessa, caratteristica fondamentale della rete a differenza di altri media.
Inoltre potrebbe innescare un pericoloso meccanismo di autoprotezione, in cui, gli stessi provider e fornitori di servizio, potrebbero trovare più conveniente da subito, bloccare tutto da subito, sia esso lecito o meno, a probabile vantaggio dei media più tradizionali.
Bisogna anche considerare che questo provvedimento introdurrebbe, oltre ad alcune complessita sul piano tecnico dei costi di gestione da parte dei fornitori di servizio che si scaricherebbero, a loro volta sugli utenti stessi.
Personalmente ritengo che simili provvedimenti non vengano presi alla leggera, affrontati in maniera così sbrigativa, e praticamente di nascosto; se è vero che da qui a venire aumenterà il bisogno di normazione, e bene che si cominci a pensare ad qualcosa di più completo, organico e garante delle libertà individuali, senza bisogno di altre proposte “Carlucci“.
Riporto il testo della proposta (sperando di aver preso il pezzo giusto) poi approvato dalla commissione:
Dopo l’articolo 5, aggiungere il seguente:
ART. 5-bis.
(Modifiche all’articolo 16 del decreto legi-
slativo 9 aprile 2003, n. 70, recante attua-
zione della direttiva 2000/31/CE relativa a
taluni aspetti giuridici dei servizi della
società dell’informazione nel mercato in-
terno, con particolare riferimento al com-
mercio elettronico).
1. All’articolo 16, comma 1, del decreto
legislativo 9 aprile 2003 n. 70 recante
attuazione della direttiva 2000/31/CE re-
lativa a taluni aspetti giuridici dei servizi
della società dell’informazione nel mercato
interno, con particolare riferimento al
commercio elettronico, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) alla lettera a) sono aggiunte, in
fine, le seguenti parole: « avvalendosi a tal
fine di tutte le informazioni di cui di-
99
Commissione XIV
—
sponga, incluse quelle che gli sono state
fornite dai titolari dei diritti violati dal-
l’attività o dall’informazione, anche in re-
lazione ad attività o a informazioni illecite
precedentemente memorizzate dal presta-
tore a richiesta dello stesso o di altri
destinatari del servizio »;
b) alla lettera b), dopo le parole: « auto-
rità competenti » sono inserite le seguenti:
« o di qualunque soggetto interessato, ».
2. All’articolo 16 del decreto legislativo
9 aprile 2003, n. 70, come modificato dal
comma 1 del presente articolo, sono ag-
giunti, in fine, i seguenti commi:
« 3-bis. In ogni caso le esenzioni e le
deroghe in materia di responsabilità previ-
ste dal presente decreto non si applicano:
a) al prestatore che deliberatamente
collabora con un destinatario del suo ser-
vizio al fine di commettere atti illeciti;
b) al prestatore che mette a disposi-
zione del destinatario dei suoi servizi og-
getto del presente decreto, o comunque
fornisce o presta a suo favore, anche
strumenti o servizi ulteriori, in particolare
di carattere organizzativo o promozionale,
ovvero adotta modalità di presentazione
delle informazioni non necessarie ai fini
dell’espletamento dei servizi oggetto del
presente decreto, che sono idonei ad age-
volare o a promuovere la messa in com-
mercio di prodotti o di servizi a opera del
destinatario del servizio;
3-ter. Le esenzioni e le deroghe in
materia di responsabilità previste dal pre-
sente decreto lasciano impregiudicata la
possibilità di azioni inibitorie di altro tipo
e, in particolare, delle azioni inibitorie
previste dal codice della proprietà indu-
striale, di cui al decreto legislativo 10
febbraio 2005, n. 30, e dalla legge 22
aprile 1941, n. 633, che obbligano a porre
fine a una violazione di diritti della pro-
prietà industriale o intellettuale o a im-
pedirla, anche con la rimozione dell’infor-
mazione illecita o con la disabilitazione
dell’accesso alla medesima ».
5. 014.
Fava.
Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “reweeting”
Solo la consapevolezza genera impegno
Arturo Di Corinto
per E-il mensile di Emergency di Febbraio 2012
All’nizio c’era l’attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l’”activism”, é l’azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. Poi è venuto l’hack-tivism, l’attivismo al computer, l’azione diretta in rete con tecniche da hacker, e dopo ancora il media-attivismo, l’uso consapevole e critico di telecamere, televisioni di strada e web-tv autogestite. Oggi va di moda l’attivismo 2.0. Giovani e meno giovani hanno abbracciato i social media (il web 2.0) per promuovere campagne sociali e fare attivismo oltre le forme tradizionali degli scioperi, delle occupazioni, dei boicottaggi, dei cortei e delle petizioni virtuali.
Questa nuova forma di attivismo che si esprime nel “Mi piace” di Facebook, nel commentare un video su Yutube o “retwittare” un post, pretende di contribuire a una singola causa con un piccolo atto pratico, un semplice click, ma spesso si risolve nel suo peggiore estremo, il clicktivism. Puoi twittare una causa e votarla su Facebook senza coinvolgerti in nessuna azione diretta o sentire che sei importante per il suo successo. Quel gesto ripetuto si trasforma allora in “slacktivism”, l’attivismo fannullone che non si interessa di come è andata a finire. Magari un piccolo click ci porta a impegnarci in una cosa successiva, ma la maggior parte delle cause richiede più di un semplice click. Soprattutto, se questi click non producono azione e cambiamento, c’è il rischio di diventare cinici e smettere di crederci. Perciò anche se qualcuno usa i social media come parte della propria strategia di cambiamento non vuol dire che li stia usando strategicamente. Ci sono tanti modi di perdere tempo in campagne che non cambiano niente. E non dipende dal fatto che gli strumenti sono inefficaci, ma perchè vengono usati male. Per essere efficaci quei click vanno collegati alle opportunità quotidiane di reagire off-line alle ingiustizie di cui siamo testimoni ogni giorno. Un solo click non basta.
Conversazioni sull’educazione (ed. Erickson, 2012) è un libro scritto a quattro mani dal grande sociologo Zygmunt Bauman e dall’intellettuale Riccardo Mazzeo, tra l’altro traduttore dal francese della filosofa Michela Marzano e dall’inglese dello stesso Bauman. L’opera – incentrata sul ruolo dell’educazione “nello scenario della realtà inquietante in cui si trovano calati i nostri figli” – è divisa in venti brevi capitoli che spaziano dalle problematiche del consumo a quelle della disoccupazione, dalle difficoltà dei giovani a quelle dei disabili, passando per le odierne rivolte inglesi e nordafricane e per le riflessioni di autori come Lacan, Zizek, Bateson, Morin.
Uno scritto dal quale trasuda l’eminente vocazione pratica (nel senso aristotelico) del sociologo di Leeds, che non si rassegna all’idea di dover accettare questo mondo solo perché è così che ce lo hanno propinato. Il soggetto deve sempre essere consapevole e attivo, sia quando accetta lo status quo, sia quando lo rifiuta. La sociologia è uno strumento che permette all’uomo di conoscere la realtà in cui si trova, onde trasformarla a proprio vantaggio; il resto non è che dottrina sterile e ciarla da accademia. Mazzeo conduce qui più che un’intervista, fornendo all’inizio di ogni capitolo spunti generosi e appassionati (da cui traspare una personale intuizione delle cose), che il professore polacco rielabora, intreccia, condisce con la sua propria visione (liquida) del mondo e, si vorrebbe dire, con la sua saggezza.
Un libro dalla struttura originale, nel quale Bauman tiene insieme novità e conclusioni precedenti, spesso riprese in forma inedita. Dotto e denso al punto da non poter mancare nella biblioteca di ogni appassionato di sociologia e di pedagogia; ma al contempo – dati la chiarezza espositiva, la padronanza mostrata da Mazzeo nel maneggiare le questioni trattate e l’agio con il quale sa muoversi lungo le traiettorie dell’opera baumaniana – il discorso è accessibile e scorrrevole, adatto a genitori, educatori, insegnanti che si trovano a confrontarsi quotidianamente con la realtà dell’educazione moderna. Per comprendere e ricordare che anche se a questo mondo c’è «molto spazio per la preoccupazione [tuttavia] non ce n’è affatto per la disperazione».
Z. Bauman, R. Mazzeo, Conversazioni sull’educazione, ed. Erickson, 2012, pp. 146, euro 12.
“Le “autorità” americane, all’indomani della protesta contro SOPA e PIPA, ricevono una tiratina di guinzaglio e sequestrano tutti i server di MegaUpload in Virginia e in Olanda in assenza di un processo preliminare e in assenza del mandato di un giudice (ordine di un procuratore federale, e come ho scritto e riscritto in passato l’amministrazione Obama ha messo nelle posizioni chiave del Dipartimento di Giustizia, inclusa la carica di Vice Procuratore Generale, cinque avvocati della RIAA).
La mancanza di prudenza di un’organizzazione come Megaupload (tredicesimo sito al mondo per traffico e fatturato stratosferico, nella realtà del web commerciale probabilmente solo inferiore a Google e pochi altri) di tenere server in un paese pericoloso come gli Stati Uniti è costata cara. Ogni giorno di down implica milioni e milioni di dollari di danno.
Questa azione dimostra anche che le autorità americane non hanno bisogno di leggi come SOPA e PIPA per agire con sequestri indiscriminati in assenza di un mandato di un giudice, e spero aprirà gli occhi a coloro che ancora si illudono che gran parte del DoJ non sia completamente controllato dall’industria del copyright.
Dimostra altresì quale potrà essere la realtà se continueremo a tollerare, anche nell’Unione Europea, le menzogne e falsità prive di qualsiasi riscontro oggettivo e non supportate da nessuna analisi scientifica che l’industria del copyright continua a diffondere. Soprattutto, se permetteremo a questo cancro che rallenta l’innovazione di crescere e di continuare a piazzare in posizioni decisionali chiave i propri “agenti patogeni” (mi riferisco alla direttrice del Copyright Office alla Commissione Europea Maria Martin Prat: <http://boingboing.net/2011/04/06/recording-industry-l.html> <http://christianengstrom.wordpress.com/2011/04/01/parliamentary-question-on-the-eu-commissions-new-copyright-czar/>
L’FBI chiude il portale Megaupload e riparte il dibattito sul grande dilemma che spacca il mondo del web, da giorni in mobilitazione contro due provvedimenti in discussione al Congresso e al Senato Usa.
Milioni di naviganti hanno sottoscritto una petizione, la nota enciclopedia on-line Wikipedia e il motore di ricerca Google hanno scioperato virtualmente, oscurando le loro pagine. L’obiettivo delle proteste le due leggi in discussione negli Stati Uniti Sopa (Stop online piracy act) e Pipa (Protect IP act) contro la libertà di scaricare file video e audio su internet coperti dal diritto d’autore. “Anche in Italia potrebbe entrare in vigore una legge simile”, spiega ai nostri microfoni Guido Scorza, uno dei pochi avvocati italiani esperto in diritto dell’internet. “Queste leggi minacciano la libertà di espressione e di comunicazione, ma la libertà di fruire dei contenuti sul web non va confusa con la pirateria sempre dannosa per tutti”, aggiunge Arturo Di Corinto, esperto della gestione editoriale dei siti internet della Presidenza del Consiglio.
Qualche sera fa sono stato in compagnia di un detective alla ricerca di un lavoro. Era teso, in attesa, concentrato sul pensiero del cliente che avrebbe dovuto incontrare. Neanche poteva immaginare che di lì a poco gli sarebbe capitato fra i piedi – è il caso di dirlo – una novità che gli avrebbe cambiato la giornata. E la carriera. Forse la vita. In verità, in quel momento, non lo sapevo neanche io. La notte l’ho passata nella corsia dell’ospedale in cui un amico, Fabio, vittima di un incidente stradale, stava per essere operato. Tra i parenti, i conoscenti, il tentativo di placare l’angoscia tramite le solite domande tecniche, fintamente asettiche, sulla dinamica, le cause, le prospettive.
All’alba mi sono perduto in ricordi e divagazioni fra l’assonnato e l’onirico. Mi tornava in mente Marina Cvetaeva, poetessa considerata da Pasternak una delle voci più elevate della poesia russa, ma ignorata dalla sua epoca.
Per la strada mi ha invece colpito un’immagine tutt’affatto diversa: due donne – due ragazze, lo ammetto – che ascoltavano musica da un walkman, dalle stesse cuffie; istantanea di una dolcezza squisita, nella luce ancora semibuia del primo mattino, ma inequivocabilmente stimolante, anche sotto il profilo sensuale. Poi il pensiero corre – a quell’età potrebbero essere figlie mie – d’improvviso le inquadro zoomando nella cornice dell’adolescenza, dietro di me arriva corrucciato a darmi uno scapaccione il padre di due bambini che io sono. Mi ridesto, guardo altrove, forse sta per cominciare un nuovo giorno. Forse è l’ora. O forse è l’ora di essere sinceri. Fino in fondo.
Perché la verità è che non sono stato davvero lì, in quelle ore, in quei luoghi; non ho visto quelle cose, né incontrato quelle persone. Mi ci sono imbattuto, questo sì, leggendo Percezioni (ed. L’Aperia, 2007), i cui racconti mi hanno narrato queste storie e anche altre, scritte da Pina Napolitano, Laura Matarese, Stefania Napolitano e Sergio Ciarone. Detto così, sembra forse tutto più semplice. Ma non più vero. Perché la verità è che, per un paio d’ore d’una sera d’autunno, sono veramente stato lì, con loro, per quelle strade e in quelle stanze. Ed era bellissimo.
Un viaggio attraverso 6 metropoli, a cavallo fra Italia, Europa e Stati Uniti. Una performance live che cattura in tempo reale le emozioni delle città, in un dialogo aperto con la musica.
Il 5 gennaio 2012 su RaiTunes, il sound di Alessio Bertallot incontra i mondi ibridi e neo-reali di Salvatore Iaconesi (xDxD.vs.xDxD) e Oriana Persico (penelope.di.pixel). Il linguaggio della radio si contamina con quello della new media art, generando inedite forme di espressione e di racconto.
Fra le 23.00 e le 23.40, “VersuS – The real time life of cities”, andrà in onda in una nuova versione appositamente creata per duettare con la playlist di RaiTunes. Una prima assoluta in cui gli ascoltatori saranno invitati in un vero e proprio viaggio attraverso la musica e le emozioni di Londra, New York, Philadelphia, Berlino, Bristol e Milano.
Spostandosi di città in città, Alessio Bertallot condurrà il pubblio alla scoperta della musica che nasce in quei luoghi, espressione di cemento e persone. Simultaneamente, un pianeta ruoterà in direzione della città: uno zoom vertiginoso e il suo chiacchiericcio digitale si mostrerà ai nostri occhi, svelandone e rendendo visibile in diretta la vita. I messaggi che le persone, in quel momento, stanno scambiando sui social network saranno catturati, analizzati e mostrati proprio lì dove sono stati generati, in un disegno dinamico e neoreale, in realtime a mostrare le sensazioni delle persone che vivono in quella città, trasformandoci in occhi globali, in voyeur emozionali di tutto il pianeta.
L’appuntamento con questa live performance globale è giovedì 5 gennaio, in diretta e in esclusiva sul sito e sulle frequenze di RaiTunes.
Per gli aggiornamenti in tempo reale e per dialogare in diretta con i creatori di VersuS e Alessio Bertallot, ci vediamo sulla pagina Facebook di RaiTunes!
ABOUT THE ARTISTS
È una nuova arte quella proposta da Salvatore Iaconesi (aka xDxD.vs.xDxD) e Oriana Persico (aka penelope.di.pixel), tra poetica e politica, corpi e architetture, squat, modelli di business rivoluzionari. Uniti dal 2007 nella vita e nel lavoro, sotto il marchio di “AOS – Art is Open Source” il duo procede di azione in azione per promuovere e attuare una visione possibilistica del mondo in cui l’arte funge da collante tra scienze, politica, antropologia, economia. Nel 2009 fondano “FakePress Publishing”, think thank internazionale e casa editrice di nuova generazione dedicata alla ricerca e alla creazione di progetti innovativi nel settore dell’Ubiquitous Publishing.
web: http://www.artisopensource.net – http://www.fakepress.net
contact: info@artisopensource.net
ABOUT THE ARTWORK
“VersuS. The real time life of cities” è un’opera realizzata per l’edizione 2011 del Piemonte Share Festival, come spinn-off del progetto “ConnectiCity” http://www.connecticity.net/
Il 15 ottobre abbiamo monitorato l’andamento della manifestazione, seguendo le attività delle persone sui social network, localizzate nell’area di Roma
Questo video:
mostra in tempo reale l’evoluzione della manifestazione attraverso il flusso di discusioni degli utenti su Twitter, Facebook, Foursquare.
Il flusso di discussioni è rappresentato sotto forma di un solido tridimensionale che cresce e si modifica sulla città (la base del solido è la mappa di Roma). I picchi ed i contorni rappresentano l’intensità della comunicazione e le conversazioni che stavano avvenendo dall’inizio della protesta (alle 3 del pomeriggio) fino alla sua fine approssimativa (ore 20:00). L’animazione mostra l’intensità di messaggi geo-referenziati a intervalli di 30 minuti in questo lasso di tempo.
Un’”altra” manifestazione si è svolta nella infosfera. Da questo “racconto”, una riflessione sull’intreccio fra spazio pubblico digitale e territorio, osservabilità delle nostre vite e attività online, ma anche sulla possibilità/necessità di creare nuove forme/strumenti di protesta, collaborazione, solidarietà, consapevolezza a partire da queste mutazioni
I grandi operatori globali (pubblici e privati) osservano le nostre attività online e ne ricavano strategie (economiche, di marketing, di comunicazione, politiche) con benefici enormi: la stessa opportunità esiste per chi si rivolt. combatte, cerca alternative a questo sistema. Ed è un opportunità prima di tutto di linguaggio.
Jimmy “Jimbo” Wales, fondatore di Wikipedia, sarà a Bologna venerdì 14 ottobre, per partecipare al CNA NeXT, evento annuale promosso dai Giovani Imprenditori CNA. Nell’ambito del Festival dell’Intelligenza Collettiva “Organismi”, Wales parlerà di Democracy and the Internet. Il programma completo del Festival è a http://www.cnanext.it/organismi/programma/ – ci si può registrare a http://www.cnanext.it/registrati/ .
Prima del suo intervento, Wales terrà una conferenza stampa per commentare e discutere gli avvenimenti che la scorsa settimana hanno portato all’oscuramento temporaneo della versione di Wikipedia in lingua italiana. La conferenza avverrà al Teatro Comunale di Bologna (Largo Respighi 1) dalle 14:15 alle 14:45: gli interessati possono contattare Luca Iaia (iaia@cna.it) per ulteriori informazioni e partecipazione.
Ancora qualche giorno per iscriversi a RWR – READ/WRITE REALITY, 4 giorni di workshop intensivo per per scoprire insiem a FakePress e Arti is Open Source l’Ubiquitous Publishing.
Fino all’8 settembre sarà possibile presentare la propria candidatura.
Ma attenzione: ci sono solo ancora solo tre posizioni disponibili!
RWR si svolgerà a Cava de’ Tirreni presso l’Ostello “Borgo Scacciaventi” dal 13 al 16 settembre. Il programma e le informazioni sono disponibili disponibili a questo link: